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Comunali Roma, ecco perchè Zinga sindaco di Roma è un’ipotesi concreta

Comunali Roma, ecco perchè Zinga sindaco di Roma è un’ipotesi concreta

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Nicola Zingaretti continua a giurare che non sarà lui il candidato sindaco di Roma. Nel frattempo però si muove come se già fosse in campagna elettorale per prendersi il Campidoglio. Solo ieri, in mezza giornata, un’intervista su Repubblica al mattino per avanzare lo spettro del commissariamento del Comune sulla questione dei rifiuti; una visita a Corviale per presentare dei nuovi lavori e  dire “così mostriamo come vogliamo cambiare le periferie”; un’ospitata in tv su La7 per dire che “già  mi occupo di Roma”. Cronaca dell’agenda di un Governatore assediato, corteggiato da tutti e che ai corteggiamenti non si sottrae. Anzi: ci ride su e non fa nulla per nascondere il suo impegno per Roma, al momento da governatore, domani, forse, da candidato sindaco.

Il pressing da parte del leader dem Enrico Letta c’è ed è stato informalmente confermato da più parti. Nicola Zingaretti è infatti individuato come l’unica figura in grado di unire il partito democratico le cui correnti nazionali hanno scelto Roma come primo tavolo per indebolire il neo segretario. Ieri l’ultimo a spendere parole positive per Zingaretti è stato Andrea Marcucci senatore di base riformista, ovvero gli ex renziani rimasti nel Pd: “Tutti i sondaggi ci dicono che Zingaretti sarebbe il candidato più forte: vedremo cosa deciderà infine l’ex segretario del Pd. In linea generale, non rinuncerei per nulla al mondo al rapporto con Calenda, soprattutto a Roma, perchè ha un curriculum adeguato alle esigenze della Capitale ed un bagaglio di idee e proposte assolutamente compatibili con le nostre. Reputo tutto questo compatibile con primarie vere, ai gazebo per intenderci, non quelle online”. Una posizione non nuova. Su RomaToday Patrizia Prestipino, sempre base riformista, aveva per prima avanzato la candidatura di Zingaretti.

Il pressing c’è, il gradimento del partito anche, i sondaggi a suo favore pure. L’incognita è la volontà del diretto interessato che continua a dirsi concentrato e impegnato in regione, da dove aiuta Roma, impegnandosi per risolvere i problemi della Capitale d’Italia. Sin qui la facciata. Dietro le quinte si registrano sensazioni diverse, a cominciare dai suoi fedelissimi. Chi gli è vicino (solitamente prudente) qualche settimana fa escludeva categoricamente la corsa al Campidoglio. Oggi gli stessi sono passati alla frase “in politica nulla è impossibile”. Allontanandosi dal suo cerchio più stretto, ma restando nell’ambito del suo partito, ciò che una settimana fa era impossibile oggi viene dato per certo. Gli stessi fanno inoltre notare i movimenti di consiglieri e assessori più vicini a Zingaretti, impegnati su Roma più che mai, in eventi ufficiali e non. E questa sensazione ha raggiunto anche l’opposizione tornata, come mesi fa, vigile sulle possibili evoluzioni in regione dove ovviamente si andrebbe al voto in caso di impegno di Zingaretti per il Comune di Roma.

Qui giova aprire una parentesi, utile per incardinare ragionamenti successivi. Da tempo le due anime maggioritarie del centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia, hanno puntato la poltrona di governatore della regione Lazio. Qualche mese fa, quando Zingaretti sembrava in predicato di diventare ministro del governo Conte, si erano diffuse voci di possibili elezioni in regione e questo aveva spinto a riposizionare gli appettiti dei due partiti. La mancata scelta del candidato sindaco di Roma da parte del centrodestra nasce, secondo tanti, anche da qui, dalla possibilità che a breve si voti anche per la più appetitosa Regione Lazio. E se il candidato al Campidoglio fosse di Fratelli d’Italia, va da sè che per la Pisana correrebbe un leghista (Claudio Durigon) e a candidature invertite sarebbe già pronto Francesco Lollobrigida (Fdi). Insomma Lega e Fratelli d’Italia si guardano ed anche per questo mandano avanti l’ipotesi Bertolaso, candidatura neutra, che non precluderebbe la regione a nessuno. Il risultato è una sorta di surplace in cui si aspetta la mossa di Zingaretti.

Manovre che sono già iniziate sul Movimento Cinque stelle, alleato di governo e ora alleato anche in regione dove in giunta sono entrate Roberta Lombardi e Valentina Corrado. La prima, in particolare, sarebbe secondo tanti la candidata disegnata a succedere all’attuale governatore. Un accordo che, invece di ammorbidire la comunicazione anti Raggi, l’ha resa più dura. “Raggi, una minaccia per Roma” è diventato quasi uno slogan su cui, dopo le polemiche dell’alleato, Zingaretti non ha fatto il minimo passo indietro.

Zingaretti, al netto di tutti i pensieri in atto, ha nella sua testa una sola condizione per correre alla successione della Raggi: avere la certezza di vincere. I sondaggi sono tutti favorevoli, ma per trasformarli in realtà devono consolidarsi due situazioni: un centrodestra con un candidato debole e un M5s che, almeno in parte, corra in suo favore. Lo stallo nel centrodestra (poco su descritto) fa sorridere Zingaretti che chiaramente punta ad avere un competitor debole nel campo ad oggi dato invece per vincente. Un vanto del governatore è quello di aver sempre vinto le competizioni elettorali a cui ha partecipato, a volte anche con operazioni di indebolimento dell’avversario. Ad esempio, nel 2018, Pirozzi in campo ad indebolire il centrodestra è risultato decisivo per la sua vittoria. L’idea è ora la stessa. E in tal senso, oltre allo stallo nella scelta del candidato, l’ex segretario dem non vede di cattivo occhio neanche la presenza in campo di Carlo Calenda. L’eurodeputato infatti, secondo i sondaggi, pesca nel campo moderato ed indebolisce soprattutto il candidato di centrodestra. Insomma, la prima condizione per avere certezza della vittoria, un candidato di centrodesta debole, sembra esserci.

L’altra condizione è una coalizione unita dove provare ad includere il M5s. Qui, secondo il governatore, la Raggi in campo è un ostacolo. I sondaggi lo confortano, ma il timore di una campagna elettorale in cui la sindaca alzi i toni della rissa, non lo lasciano tranquillo. Per questo l’asse con Conte è stato attivato e c’è chi, nel m5s, giura che se Zingaretti scendesse in campo Conte sarebbe pronto ad appoggiarlo spostando l’intero movimento su di lui. La stessa sindaca è pronta a questa ipotesi, dirottando i suoi sforzi verso una lista civica. (matteo scarlino/romatoday.it).

 

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