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Comunali, la vera posta in gioco è la Regione

Comunali, la vera posta in gioco è la Regione

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Tra pandemie, guerre, siccità, allarmi ambientali, crisi economica e così via, non è difficile che l’(e)lettore presti poca attenzione agli appuntamenti del calendario politico.

Tanto per dirne una, tra pochi mesi, più o meno tra aprile e giugno del 2023, si voterà per l’elezione del nuovo presidente della regione Lazio e il rinnovo del consiglio regionale.

Tanto per dirne un’altra, sempre tra pochi mesi, più o meno sempre tra aprile e giugno del 2023, si voterà anche per le elezioni politiche nazionali, per eleggere il nuovo governo, i nuovi deputati e i nuovi senatori.

Deputati e senatori che, in virtù di un dimenticato referendum del 2020, saranno esattamente la metà di quelli attuali.

Tanto per dirne ancora un’altra, la nostra provincia che, a quanto sembra, sarà accorpata a quella di Rieti o una parte di quella di Roma, quasi sicuramente perderà o dimezzerà la sua rappresentanza parlamentare attuale (un deputato e un senatore).

In una situazione di questo genere, lo scranno di consigliere o, come amano farsi chiamare i castaioli stra-local, deputato regionale è veramente l’ultima spiaggia per tanti politici di professione che altrimenti si ritroverebbero senza poltrona e soprattutto senza un ricco stipendio.

Senza contare che i consiglieri e gli assessori regionali godono ancora di tutti i privilegi, lauto stipendio e vitalizio inclusi, che i deputati e i senatori si sono visti abolire o decurtare.

E senza contare che, come ha ripetuto fino alla nausea la candidata sindaco Alessandra Troncarelli, i fiumi di milioni del PNRR passeranno principalmente attraverso la “filiera istituzionale” della regione.

Quindi chi “comanda” in regione deciderà, in base ai progetti presentati da comuni e province, dove dirottare questi ingenti fondi.

In un comizietto-conferenza stampa di ieri, l’assessora regionale e candidata sindaco Alessandra Troncarelli ha infatti dichiarato, più o meno esplicitamente, che se sarà eletta lei, la “filiera istituzionale”, grazie alla quale verranno pompate cascate di denari dalla regione Lazio al comune di Viterbo, funzionerà a pieno ritmo.

Altrimenti, nel malaugurato caso (per Troncarelli e Co.) fosse eletta sindaco Chiara Frontini, ha sostenuto sempre Troncarelli, la “filiera istituzionale” potrebbe funzione poco, male o addirittura incepparsi.

Ma il vero dominus della “filiera istituzionale” in regione, più che l’assessora Troncarelli, è il suo mentore e padre politico Enrico Panunzi, il mitologico consigliere regionale canepinese sempre a fianco della sua pargola politica per tutta la durata della campagna elettorale.

E siamo finalmente al punto, al perché una normale campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale di un comune capoluogo di provincia, neppure troppo grande, si è sorprendentemente trasformata in una guerra in cui sono state usate tutte le armi, soprattutto quelle non convenzionali del killeraggio, la diffamazione, la calunnia e la caccia all’uomo.

Enrico Panuzi, che siede sui banchi del consiglio regionale da dieci anni, vuole essere nuovamente candidato. E per convincere i vertici regionali e nazionali a dare il nulla osta a questa ennesima e ingiustificata candidatura (due mandati, in un partito come il PD, sono nella norma, tre proprio no), il consigliere regionale canepinese vuole portare come trofeo la vittoria della “sua” candidata in un comune tradizionalmente di centro-destra come Viterbo.

Ma gli smisurati sogni di gloria e di potere dell’astuto Panunzi e della sua pupilla Troncarelli rischiano però di naufragare miseramente a causa del repentino cambiamento del quadro politico nazionale e locale.

I risultati dell’ultima tornata di elezioni amministrative a Viterbo, nel Lazio e nel resto d’Italia, uniti alla disintegrazione elettorale e parlamentare del Movimento 5 Stelle in atto, assegnano indiscutibilmente la maggioranza dei consensi al centro-destra.

In base ai numeri e ai sondaggi (quelli veri), è facile prevedere che nel Lazio alle prossime elezioni regionali trionferà una coalizione di centro-destra.

E il consigliere Panunzi, qualora fosse di nuovo candidato e soprattutto rieletto, non sarebbe più il padrone della “filiera istituzionale”.

Quello della “filiera istituzionale” regionale che si attiverà solo in presenza di sindaci “graditi”, quindi non è altro che l’ennesimo disperato bluff di un gruppo di potere ormai allo sbando.

(Adolfo Coltano) 

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