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Comunali, eutanasia di un regime

Comunali, eutanasia di un regime

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Eutanasia di un regime.

A pochi giorni dal ballottaggio, non inaspettatamente, emergono le sotterranee pulsioni suicide di un regime tristemente arrivato al capolinea.

La difesa organizzata in vista della disfatta finale, da questo punto di vista, è  emblematica.

Come nelle vecchie guerre di trincea l’ultimo assalto era sostenuto da truppe raccogliticce, sgarrupate, senza speranza e votate alla bella morte, così in questa noiosa e delirante campagna elettorale sono i reduci di tutti gli inciuci, tutti i compromessi, tutte le ribalderie e tutti gli sporchi affari prosperati all’ombra del Mammasantissima della situazione a sparare gli ultimi colpi.

Ma dalle loro armi fuoriescono solo consunti slogan, infantili giochi di parole, furbate da usurai della politica, piccinerie da ominicchi, diffamazioni grossolane e tanto, tanto, tanto cattivo odore.

L’odore acre della paura, l’odore di chi suda freddo perché troppo compromesso, l’odore di chi non può far scomparire le tante fotogallery che lo vedono “culo e camicia” con tutti (nessuno escluso) i padroni del vapore e le carte di vecchie inchieste, l’odore di una politica che ha come bandiera solo la pagnotta, l’odore delle lucrose marchette pubbliche e private, l’odore dei festival pieni di debiti ma gonfiati fino all’inverosimile con i pubblici denari, l’odore di una tronfia arroganza “informativa” che neppure gli arrogantissimi mandanti sopportano più.

E quindi vai con il tiro al bersaglio, i trabocchetti da furbastri, le trombonate dei salariati di regime giustamente trombati, le scombiccherate ordalie, i toni alti e le parole grosse.

Tutto questo per nascondere che ormai loro, i traditori di tutti, sono stati scaricati, com’era facilmente prevedibile, da tutti.

Capita l’antifona, l’autorevole Tizio non verrà più e l’importante Caio si è già amaramente pentito di averci messo la faccia.

Un capolavoro di strategia politica di cui qualcuno presto dovrà rendere conto. Se  democrazia non è solo una parola in bocca a una congrega di ciarlatani.

(Adolfo Coltano)

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