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Clemenza per la ragazza, clima avvelenato da altri

Clemenza per la ragazza, clima avvelenato da altri

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Chi crede di saperla lunga arriccia il naso e pronuncia lapidario il fatidico detto latino “dura lex, sed lex”.

Ma le banalità, sia pure declamate in latino, non sempre servono ad interpretare la realtà. Specie una realtà come quella di una normale campagna elettorale per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale che qualcuno, cinicamente, ha voluto trasformare in una vera e propria guerra.

Mettere in campo, oltreché una potente macchina del fango a pieno ritmo, tutta la  panoplia dell’antifascismo più becero (mancavano solo slogan tipo “Uccidere un fascista non è un reato” e robuste chiavi inglesi calate con violenza sulle teste) è servito solo ad avvelenare l’ordinaria dialettica politica.

Di questo assurdo clima di intolleranza (indotta) ne ha fatto le spese una ragazza di 18 anni, denunciata per i reati di imbrattamento e diffamazione a causa di una scritta (Buon lavoro, sindaca fascista) tracciata con la vernice rossa sulla vetrina del comitato del candidato sindaco Chiara Frontini.

Ora la ragazza, che ha ammesso le sue responsabilità, rischia un processo e un’eventuale condanna. Non sappiamo se la denuncia nei suoi confronti sia scattata d’ufficio o sulla scorta di un esposto di Chiara Frontini o di qualcuno del suo comitato.

Nel primo caso, purtroppo, la giustizia dovrà seguire il corso; ma nel secondo caso potrebbe anche non seguirlo.

Perché Chiara Frontini o l’autore dell’esposto potrebbero sempre ritirare la denuncia e perdonare la ragazza.

Si è trattato, in fondo, di una bravata, di una ragazzata, appunto, di cui la stessa autrice si sarà già pentita.

Tanto sappiamo tutti che il vero colpevole, ossia chi ha scientificamente avvelenato una normale campagna elettorale, non sarà, almeno per questo, mai punito.

Quindi un gesto di clemenza è la soluzione giusta per chiudere una delle tante brutte pagine di una pessima campagna elettorale.

(Adolfo Coltano)

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