26 Novembre 2022

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Cinema, la recensione: “Ricordi’” di Valerio Mieli

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“Le cose sono meno belle perchè ci angosciamo che finiranno .” Una frase estrapolata dal nuovo film di Valerio Mieli, presentato al Festival del Cinema di Venezia nel 2018, ma arrivato da poco in alcune sale del “Cinema di nicchia,” nelle nostre città. Interpreti Luca Marinelli, il recente alter ego del personaggio ” Fabrizio De Andrè ,” dell’età giovanile, apparso qualche mese fa sulle reti Rai. Insieme a Lui, una credibilissima Linda Caridi, eclettica interprete di una giovinezza spensierata e di una valida espressività di sentimenti maturi. Una appassionante storia d’amore. Paolo lui, Ginevra lei, entrambi insegnanti, incapaci di insegnare e di apprendere l’amore perfetto nella loro storia. Un amore fatto di rimandi e di proiezioni del vissuto precedente, con motivazioni soggettive intersecate da visioni che si alternano vicendevolmente, dai due protagonisti.

Perchè questa scelta ? Probabilmente Valerio Mieli ha voluto sottolineare con il suo racconto, l’amore e la paura, perchè sono irrimediabilmente intersecati tra loro, spesso l’uno contro l’altra ,e talvolta non possono esistere l’uno senza l’altra. I due personaggi si espongono, si proiettano entrambi con le loro singolari visioni, sempre manifestate attraverso il ricordo di una vita già vissuta, che differisce nel racconto solo attraverso la propria singolare visione, anche quando l’avvenimento coincide. Lui docente universitario, l’uomo inquieto, che vive un tormento dopo l’altro come una condanna, ma l’unica che gli consente di vivere e manifestarsi. La molla scatenante che agisce, per lui, è catturare l’amore di Ginevra, dolcissima, paziente e comprensiva. La giovane donna, professoressa di liceo, solare e profondamente radicata a terra.. ” Una cosa è già bella durante, non solo dopo, quando te la ricordi”, dice lei, ma Lui e il tormento sono la stessa cosa. Paolo incamera strati e strati di ricordi come fossero scatole cinesi, una dentro l’altra, fino a confonderle e renderle irriconoscibili, tanti ricordi, nessun ricordo, senza riuscire più a vederli, ad identificarli, prima nitidi, poi diventano indistinti, affastellati tra presente e passato, ma principalmente non collocabili nel futuro. La testa e l’anima fanno domande, e il cuore non sa rispondere, nessuno sa rispondere.

Testa e cuore abitano in pianeti differenti e la sfida diventa quella di capire, di decifrare. Il futuro appare nebbioso, le certezze diventano paradosso. Ma la perdita del controllo in amore è quasi una certezza, eppure serve per amarsi davvero, anche se un sentimento profondo e intenso svuota di ogni difesa, e provoca la richiesta di domande che il più delle volte non ricevono risposta. Appare limpida l’incapacità di accedere al futuro, la stessa storia procede discontinua e su piani differenti, piccole e grandi fratture minano il percorso stesso della storia a due, ostacolano la visione, soprattutto quella di coppia. I sentimenti vacillano, ostacolano la superficie visiva dell’insieme d’amore, in continuo andirivieni fra flash back e flash forward. Inizia lo smarrimento,l’annullamento del binomio, Lui e Lei in un profondo smarrimento esistenziale. A quel punto la trama del film cancella l’immagine della coppia, che si sdoppia, si sovrappone, non segue più una linearità, niente più regole. Intervengono le nostalgie e le intermediazioni. Una storia emozionante vista quasi ad uno specchio, dove tanti potrebbero riconoscersi. L’emozione diventa quasi paura, paura dell’abbandono che equivale a sofferenza, Manca l’ingrediente della fiducia, che appare da ultima solo in lontananza, unico argine alla deriva emozionale. ma sappiamo bene che più l’amore cresce e più rompe gli argini, portando con sè vulnerabilità e fragilità, La parte emotiva di entrambi, si mostra senza occhi, ma coinvolge tutti i sensi. Mieli e le sue visioni, Mieli e la sua melanconia, Mieli e la sua febbre sessuale, Mieli e le sue metafore ” Se mi lasci ti cancello”, dispersione di energie, incapacità di comunicare. Buio! Eppure un magnifico viaggio tra le emozioni, tanto quanto basta per mantenere accesa la speranza.

Maria Grazia Vannini

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