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Cinema: arriva sul grande schermo “Border-creature di confine” di Ali Abbasi

Cinema: arriva sul grande schermo “Border-creature di confine” di Ali Abbasi

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“Border”uguale a confine, creature di confine, è un film del 2018 diretto dal regista svedese Ali Abbasi, ma precedentemente scaturito dalla penna di John Ajvide Lindqvist, uscito nelle librerie con un titolo diverso, “Lasciami entrare”. Un romanzo pubblicato nel 2005. E’ ambientato in Svezia. E’ un film fantasy delle tinte romantiche, che ha trovato un gradimento di pubblico solo nell’80% degli spettatori, ed è un vero peccato, perchè  si tratta di una storia fortissima, in cui il “diverso” trova un riscatto, e merita un apprezzamento particolare. Pellicola vincitrice di un “Certain Regard Award,” a Cannes nel 2018. Si tratta di una fiaba a tinte fosche, tanto feroce quanto dolce, che riemerge dal nulla, attimo dopo attimo, con una lucidità implacabile. Sempre più spesso accade che sia il cinema, al posto dei governi o della carta stampata, ad occuparsi di grandi tematiche mai risolte, e a denunciarle agli occhi del mondo. Ambiente, filosofia, etica, temi ” Maturi” solo per l’etere, temi fortemente in rotta di collisione con i governi e le grandi lobbies, che pur di arricchirsi, impoveriscono il pianeta e gli esseri umani più deboli, non riconoscendo l’urgenza di un riavvicinamento tra l’uomo e la natura, che da tempo dà segnali di impazienza. I grandi passaggi della storia, e la crisi delle fonti energetiche, sono tematiche parallele, bisogna cominciare a riconoscerlo e a denunciarlo, e non solo attraverso il cinema. Ma torniamo alla vicenda “Border”…

La protagonista è Tina, un’ agente doganale dal vissuto incerto, il suo viso è una maschera aliena con caratteristiche primitive, un “Avatar” in simbiosi perenne con la natura, che riesce a trasmettere una potente umanità. La sua caratteristica prominente è un naso atavico, che oltre a cogliere gli odori, cattura ed esprime le emozioni. Quando i passeggeri in uscita dalla dogana le scorrono davanti come su un nastro, lei percepisce le loro emozioni più intime con il fiuto: vergogna, colpa o rabbia, lei li sente. Li ferma, li annusa come un mastino da preda, e li inchioda alla loro colpa. Un giorno ai controlli si presenta ” Vore”un uomo del tutto simile a lei fisicamente, sembrano riconoscersi al primo sguardo, e si intrecciano in una vicenda romantica con la volontà di scoprirsi, vivono una storia che li coinvolge entrambi fino all’ultima immagine. Il filo conduttore è la ricerca delle loro origini. Loro sono frutti decomposti di manipolazioni genetiche di cui lui conserva il rancore dell’emarginazione subita, e la violenza e la rabbia che porta dentro, e lei l’umanità che conserva interiormente e che la induce ad amare tutto ciò che corrisponde ad un disegno naturale e divino.

Tina percepisce tramite l’olfatto il pericolo che viene da Vore, nonostante ciò, tra loro è passione ancestrale predefinita, lo ama e lo divora come un animale preistorico. Loro due, con le stesse cicatrici, lo stesso vissuto, loro sopravvissuti agli assalti umani. Loro insieme, loro nemici, loro una dentro l’altro attratti da una passione primitiva. Si amano ringhiando come belve, divorandosi, lei al maschile e lui al femminile, in uno scambio genetico potente e irrefrenabile. La storia che li lega, anche e soprattutto per i tratti somatici visibilmente identici, li porterà a scoprire la loro vera identità, la loro natura scaturita da un silenzio antico, quello che li unisce in un tutt’uno con la terra, l’acqua, gli animali e persino i vermi di cui si cibano ritenendosi “Troll.”

 

Nella mitologia scandinava, i Troll sono creature mitologiche, umanoidi che vivono nel fitto delle foreste dell’Europa settentrionale. La storia subisce anche un intreccio da thriller, che porta il fiuto di Tina a scoprire e a punire una rete di pedofili. Per ciò che rappresenta Tina fisicamente, nulla di più fisicamente inumano, la eleva al contrario di ciò che sembra, più vicina più di chiunque altro ad un senso di appartenenza a quello che viene definito umanamente “Giusto” . Lei con le sue percezioni, lei con i suoi silenzi, lei che ascolta e interpreta la natura meglio di chiunque altro, lei che guida l’auto nel fitto della foresta con la fretta dell’emergenza, eppure si ferma con l’urgenza della percezione, perchè una coppia di cervi sta per sbucare dal nulla per attraversare la strada, e lei lo sa, anzi lo sente. Questo film è un’indagine retrospettiva che analizza abomini umani, attraverso un dramma personale, intrecciandosi al contempo in uno scabrosissimo enigma poliziesco. Una storia di trionfo del diverso, del reietto, che diventa vittima, ma pronto alla propria liberazione come un animale, che dopo essere stato trattenuto, vene rimesso in cattività. Protagonisti due attori di eccellenza “Eva Melander, Eero Milonoff”, che sanno destreggiarsi tra l’umano e il mitologico, in ottima sintonia con un ambiente ancora puro ed incontaminato, da preservare.

Maria Grazia Vannini

 

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