Home Politica Caso Fedez, Fioroni a Il Foglio: “Liberare” la società è proposito generoso, ma senza cedere al radicalismo e al populismo”
Caso Fedez, Fioroni a Il Foglio: “Liberare” la società è proposito generoso, ma senza cedere al radicalismo e al populismo”

Caso Fedez, Fioroni a Il Foglio: “Liberare” la società è proposito generoso, ma senza cedere al radicalismo e al populismo”

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Riprendiamo e pubblichiamo la lettera inviata dall’ex ministro Fioroni al direttore de Il Foglio Cerasa sul caso Fedez 

 

Si sono sovrapposte voci discordanti sul caso Fedez. Sembra quasi che la divisione passi lungo il confine tra libertà e censura, quando in effetti, nella lettura di questa vicenda si possono rintracciare gli elementi di una disputa più sofisticata. Si fa presto a deprecare il comportamento dei responsabili Rai, ma si farebbe ancora più presto a immaginare cosa avrebbe significato un quieto accoglimento, finanche ai limiti della distrazione, della performance artistica agghindata di feroci accuse alla Lega, un partito che rappresenta una fetta consistente di elettorato. Il punto di equilibrio, in queste circostanze, non è facilmente individuabile.

Tuttavia, poiché la democrazia si nutre di vincoli e procedure, non solo di esaltazione di ciò che appartiene alla sfera della libertà individuale la pretesa di Fedez non convince. Fino a che punto può spingersi il “diritto” di una personalità dello spettacolo a fare del mezzo pubblico televisivo uno strumento al servizio delle proprie convinzioni, fuori perciò da un contesto ordinato, magari con la presenza di possibili interlocutori in grado eventualmente di replicare e difendersi dagli attacchi? Veniamo all’oggetto del contendere. Non corrisponde al vero che tutta l’opposizione al ddl Zan contempli la somma di tante pregiudiziali che riflettono il sentimento di un’Italia intollerante alla diversità di condotta e di vita sessuale.

Si gioca a forzare i termini con il rischio di mortificare il dissenso o le preoccupazioni di un mondo che nulla obietta circa la salvaguardia di prerogative e tutele delle persone non eterosessuali, ma qualcosa eccepisce sul merito delle norme che vanno prendendo forma, specie se la loro interpretazione finisse per limitare il diritto di espressione. Non basta affermare il contrario. Di fronte ai dubbi l’arma più giusta è quella della persuasione e del convincimento. Pensare d’imporre un punto di vista, nel campo per altro sensibile dell’etica, significa compromettere l’intenzione più autentica di un legislatore votato al rafforzamento di criteri e modelli di civiltà. Le forze politiche hanno il dovere di ragionare sulla costruzione di un consenso adeguato ogni qualvolta si arrivi a toccare, in particolare, i punti sensibili del “tessuto morale” della nazione.

Si ripete, anche con furbizia, che alcuni temi sfuggono alla classificazione tradizionale di destra e sinistra. In ogni caso, un partito che voglia esercitare una funzione guida, come ad esempio intende fare il Pd, non deve commettere l’errore di chiudersi nel radicalismo di presunte verità. E’ fatica andare controcorrente, tenendo a bada le convulsioni della politica social, ma Letta e gli altri dirigenti sanno che un cedimento al populismo è sempre possibile ed è sempre deleterio, anche se sgorga dal generoso proposito di “liberare” la società. Oggi più che mai il dovere del Pd consiste nell’assunzione di una scelta di responsabilità, e dunque di equilibrio politico, nel mezzo di una crisi che non consente di esasperare il conflitto ideologico o, se si preferisce, post ideologico.

Giuseppe Fioroni, Pd

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