26 Novembre 2022

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Casi Gambirasio-Ragusa, omicidi d’Italia: Bossetti all’ergastolo, Logli punta all’assoluzione piena

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Roberta Ragusa in una immagine di archivio. ANSA/TELENEWS

E’ stato condannato a 20 anni per omicidio e distruzione del cadavere della moglie, ma non ha fatto un giorno di carcere. E non gli basta: punta ad essere assolto in via definitiva. Antonio Logli, l’elettricista di Gello, in provincia di Pisa, ritenuto colpevole dell’uccisione di Roberta Ragusa, non si accontenta della blanda misura di restrizione personale (obbligo di dimora nella casa che fu coniugale, dalle 21 all’alba) ed evidentemente ritiene di avere buone chance di tornare libero.

Per questo, tramite i suoi avvocati, nei giorni scorsi ha presentato un nuovo ricorso in Cassazione, contro il verdetto di secondo grado emesso la scorsa primavera dalla Corte d’assise d’appello di Firenze, puntando su presunte “illogicità” della ricostruzione del superteste Loris Gozi. Sarà quindi la Suprema Corte, analogamente a quanto avvenuto nelle scorse ore per Massimo Bossetti, ritenuto l’assassino di Yara Gambirasio e come tale consegnato all’ergastolo, a porre la parola fine su un giallo che ha diviso l’Italia da quel 13 gennaio 2012 in cui Roberta Ragusa sparì.

Due donne scomparse, ma a quanto pare altrettanti percorsi giudiziari molto diversi. Forse troppo. A porre l’accento sulle contraddizioni del sistema è stato tra gli altri Fabrizio Peronaci, caposervizio del Corriere della Sera. “Non entro nel merito dei due verdetti: sono altrettante verità giudiziarie, e come tali vanno prese – ha scritto nel suo Gruppo Fb di Giornalismo Investigativo – ma stupisce l’abissale differenza sul piano dell’erogazione della pena: di fronte a due femminicidi sui quali si è proceduto in via indiziaria, per il primo si è giunti a un ergastolo, con detenzione in carcere anche prima della pronuncia della Suprema corte, mentre per il secondo si è pervenuti a una condanna a venti anni, con concessione dell’obbligo di dimora nella stessa abitazione teatro dei tragici fatti”. Il confronto effettivamente appare paradossale. E potrebbe trovare spiegazione, come già emerse nella primissima fase di indagini, da colpevoli inerzie. “La differenza di trattamento colpisce e alza il velo sulle fragilità e sulle contraddizioni del sistema giudiziario italiano – conclude Fabrizio Peronaci – nonché sulla sua capacità di porsi al riparo, in certi distretti, da pressioni e interferenze ambientali”.

( giovanni la rosa)

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