6 Dicembre 2022

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Cartoline da Viterbo, via Cavour: quella strana merceria che continua a spacciarsi per un’antica beccheria

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Se ingrandite la foto vedrete la scritta “Beccheria Valdambrini “ incisa alla base della lunetta, sopra l’architrave della porta. Ma dove la ritrovate oggi una parola così antica, se non nel centro storico di questa bellissima città, riservata e un po’ appartata, orgogliosa del suo lontano passato e ancora alla ricerca della sua valorizzazione ottimale sul mercato di questi nostri tempi globalizzati? Tutti forse sappiamo che beccheria significa macelleria. Deriva da beccaio, che a sua volta proviene da becco, il maschio della capra. Perché tra i quadrupedi, nel medioevo, la carne di becco era “la sola di cui si facesse uso comunemente”: così ho letto facendo una rapida ricerca online.

Penso che sulla costiera romagnola o in Versilia un’antica insegna di beccheria fareste fatica a trovarla. A Viterbo invece sopravvive, traccia e documento di un passato che è bello conoscere e proteggere finché è possibile. Dal 1980, ininterrottamente fino ad oggi, al posto della beccheria c’è una merceria, gestita sempre dalla stessa signora, che come capita spesso in queste situazioni finisce per trasformare il suo negozio in un salotto di strada per amici e clienti. E anche per curiosi come me, che le hanno chiesto il permesso di fotografare questa strana merceria che ostinatamente e orgogliosamente (direttamente dal medioevo) continua a spacciarsi per un’antica beccheria.

(articolo e foto di maurizio biagiarelli)

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