30 Settembre 2022

Blog Giornale Quotidiano

Calenda, Renzi e la Caporetto di Letta

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La giornata di domenica “segna la Caporetto di Enrico Letta”, ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi ai suoi, invitandoli a “staccare Twitter e andare al mare”. Nessun commento ufficiale sullo strappo di Calenda ma grande sorpresa “per la strategia fallimentare di Letta”. Da un mese a questa parte – il ragionamento di Renzi – il segretario del Pd sta sbagliando tutto quello che è possibile sbagliare. E la Meloni ringrazia. Quanto a Calenda non ci sono contatti ufficiali in corso ma rimane la disponibilità di Italia Viva a un dialogo nel nome del Terzo Polo che Renzi definisce “opportunità straordinaria”.

“Tra tante difficoltà, internazionali e domestiche, ora è il momento della Politica con la P maiuscola. Abbiamo una opportunità straordinaria”, scrive infatti su Twitter il leader di Italia Viva Matteo Renzi, rilanciando l’hashtag #TerzoPolo. In pubblico l’ex premier parla solo di politica estera. Ma in privato se la ride: “È la Caporetto di Enrico”. Adesso l’aria è effefttivamente cambiata al centro, ma saranno giorni di trattative infuocate. Il centro potrebbe diventare un centro “vero”. Addirittura un terzo polo, anche se con gli attuali sondaggi – va evidenziato – Calenda e Renzi nemmeno insieme metterebbero assieme abbastanza voti per il sorpasso sui 5 Stelle, quindi più che terzo sarebbe un quarto polo. Non è scontato però che Renzi e Calenda trovino la quadra, visto il carattere dei due e le diverse posizioni di partenza. Dovrebbero inoltre spartirsi le presenze televisive e la leadership in un modo inedito.

Cosa succederà, in concreto, tra Renzi e Calenda? Il leader di Italia Viva potrebbe cedere all’ex ministro il ruolo di front runner del raggruppamento centrista e rinunciare anche al cognome nel simbolo. Senza +Europa, Azione deve infatti raccogliere le firme in una settimana in tutti i collegi dello Stivale. Non è impresa facile (in tutto ne servono almeno 36mila circa, meno rispetto al passato dopo il taglio dei parlamentari). Fino a ieri sera, nell’entourage di Calenda ritenevano che la raccolta firme ci sarà, anche se secondo loro non è indispensabile: “La legge ci esenta – questo pensano i calendiani – perché Azione, quando si chiamava “Siamo Europei”, ha ottenuto l’elezione di Calenda alle Europee”. Potrebbe non essere così semplice però. Infatti quel simbolo non è mai stato attestato e l’interpretazione dei costituzionalisti è incerta. Il rischio che non venga riconosciuto dall’ufficio elettorale c’è. Si scoprirebbe alla presentazione delle liste e, andasse male, significherebbe game over.

Nel decreto Elezioni, varato dal governo il 5 maggio, sono previste delle esenzioni alla raccolta firme: l’articolo 6 bis del provvedimento stabilisce che possono presentare le liste senza raccogliere le firme “i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2021”, dunque Pd, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5s, Liberi e Uguali, Italia Viva e Coraggio Italia. Un esonero che riguarda anche chi ha “presentato candidature con proprio contrassegno alle ultime elezioni della Camera dei deputati o alle ultime elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia in almeno due terzi delle circoscrizioni e abbiano ottenuto almeno un seggio assegnato in ragione proporzionale o abbiano concorso alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione avendo conseguito, sul piano nazionale, un numero di voti validi superiore all’1 per cento del totale”. E’ il caso, ad esempio, di +Europa. Calenda non ci rientrerebbe e dovrebbe raccogliere le firme, e pure in fretta. L’accordo con Renzi gli toglierebbe le castagne dal fuoco. Insomma, una lista unica Renzi Calenda converrebbe forse a entrambi.

A questo punto però resta una domanda non di poco conto. Lista unica o coalizione con Azione e Italia Viva separati? Renzi pensa che il Terzo Polo possa arrivare all’8-10%. I calendiani azzardano persino un potenziale 15%. A Renzi l’idea di andare da solo non piace molto, assicurano i beninformati. Se va in parlamento solo chi prende oltre il 3%, Italia viva corre sul filo del rasoio. Invece con percentuali dal 5 al 10% della mini-coalizione, le previsioni cambiano e l’ingresso in parlamento di Renzi, Calenda e alcune (poche) decine di candidati sarebbe certa, assicurata. Nei collegi uninominali il “terzo polo” non ha ovviamente chance di successo da nessuna parte, ma con la parte proporzionale del Rosatellum un certo numero di candidati sarà eletto.

C’è anche un altro tema. La forza di Calenda sono i sondaggi (per quanto non entusiasmanti, è ben oltre la soglia di sbarramento). La forza di Renzi è il simbolo, che come detto potrebbe sgravare Azione dall’obbligo di raccogliere le firme per la lista, in tempi ormai strettissimi. Ma non è tutto: la raccolta firme dovrebbe essere collegata a nomi e cognomi dei candidati, pena l’annullamento e l’impossibilità di partecipare alle elezioni: uno schema molto rigido. Renzi preferirebbe evidentemente fondere i due partiti in una lista unica e teme di andare in coalizione, come vuole Azione, con simboli separati, perché spaventato davvero dalla prospettiva di non arrivare al 3%. Per questo Renzi potrebbe cedere la leadership a Calenda senza troppi indugi. Ne va della sopravvivenza stessa del suo partito.

Il Pd ora non farà sconti, insisterà 24 ore su 24 sul voto utile, la sfida tra Letta e Meloni, senza spazio per altri protagonisti. Strada obbligata, per evitare che Calenda possa pescare voti nell’elettorato di centrosinistra. Ma funzionerà o il terzo polo di Calenda e Renzi ruberà voti al Pd? “Renzi e Calenda sono stati eletti, entrambi, con il Pd – dice oggi Enrico Letta alla Stampa – Sono loro ad avere un problema, non noi. Devono spiegare all’opinione pubblica quello che mi sembra evidente: non riescono a stare in un gioco di squadra. O comandano o portano via il pallone. Questa logica del centro è residuale rispetto a comportamenti individuali, non c’è una strategia politica. E visto che non vedo folle di elettori leghisti o di Fratelli d’Italia che corrono verso di loro, è un modo per aiutare Meloni e Salvini, non per contrastarli”.  (today.it)

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