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Bolgia Pd,  Astorre e Area Dem isolati per primarie

Bolgia Pd, Astorre e Area Dem isolati per primarie

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Doveva essere una direzione regionale per analizzare il recente voto amministrativo nei comuni del Lazio, si è trasformata nello showdown delle posizioni correntizie per la scelta del candidato presidente per la successione a Nicola Zingaretti. Nel PD Lazio è scontro sulle primarie. Le posizioni raccontate sui giornali nelle scorse settimane hanno trovato tutta la loro sostanza e conferma nelle quattro ore di dibattito di ieri, conclusesi con l’intervento durissimo del segretario regionale Bruno Astorre, finito, con la corrente AreaDem, sostanzialmente isolato nella sua posizione di primarie aperte con più candidati del PD.

Su di lui, esponente di AreaDem, erano concentrate le attenzioni di tutti. Ci si aspettava parole di unità, una linea comune, il disegno del perimetro di una coalizione. E nella relazione iniziale la sensazione è stata appunto questa. “Ha aperto da segretario del partito ed ha chiuso da capo corrente”, racconta un dirigente dem intervenuto ieri in direzione. Una relazione finale definita “scomposta”, da “leone ferito”, evidentemente “deluso per l’isolamento certificato dai precedenti interventi”, commentano in diversi a RomaToday.

L’intervento conclusivo di Astorre è stato di quelli che “nel partito segnano uno spartiacque”, afferma un consigliere comunale presente in direzione. Chi si aspettava parole concilianti è rimasto infatti deluso. Il segretario ha ribadito, in assenza di una sintesi e di un nome condiviso, la necessità di primarie vere, con più candidati del partito democratico, smantellando il mito del modello Roma, del modello Gualtieri, quello del candidato unico. “Nei municipi ci sono state primarie vere. E’ stato grazie alla battaglia nei municipi che l’affluenza è stata alta. Nel VII, territorio grande quanto una grande città italiana, c’è stata una lotta all’ultimo voto, ma dal giorno dopo abbiamo lavorato tutti insieme e abbiamo vinto. Abbiamo vinto in 14 municipi su 15”.

Smantellato il modello Roma, Astorre ha ribadito come la coalizione migliore sia quella che oggi sostiene Zingaretti in regione, dal M5s ad Azione, disegnando così un perimetro preciso per il futuro campo largo, con il candidato che deve passare per quello che è stato definito “un bagno di popolo”.

Un intervento che ha messo un punto ad una direzione che ha di fatto ufficializzato un’alleanza, quella tra l’area che fa riferimento al deputato Claudio Mancini e le due anime zingarettiane, quelle legate a Mario Ciarla e Massimiliano Valeriani. Un asse tra Campidoglio e Regione a cui si affianca Goffredo Bettini: un gruppo che guida il partito romano, ispiratore della cosiddetta “operazione Gasbarra”. Con loro anche Base riformista.

Identiche, pur con toni e sfumature diverse, le visioni negli interventi. La linea è quella della necessità di un partito unito, di allontanare l’effetto lacerante di un congresso anticipato, con la conta spietata e la lotta interna messa in piazza. Tutti concordi, in tal senso, gli interventi di Massimiliano Valeriani, Mario Ciarla e Claudio Mancini, con quest’ultimo a ribadire la preferenza per un candidato unico, in assenza del quale non sarà un problema confrontarsi alle primarie.

Una direzione che, come detto, ha certificato l’isolamento di AreaDem. Dopo le parole di 24 ore prima di Franceschini, la componenente zingarettiana ha abbandonato la consueta moderazione, esprimendo chiaramente la propria preferenza per primarie con un candidato unico del partito democratico. Una posizione che ha saldato l’asse tra chi comanda in regione e chi guida il Campidoglio. Note poi le posizioni di altre anime del partito intervenute in direzione, come Base riformista, contraria a primarie con più candidati dem. Anche per questo opinione comune è quella di un Bruno Astorre  sempre più “segretario di minoranza”, apparso ai più come un capo corrente che un capo del partito regionale.

Cosa accadrà adesso? Come abbiamo raccontato l’operazione Gasbarra candidato unico è di fatto “fallita”. Difficile secondo molti immaginarlo candidato alle prese con una conta di partito. Il suo nome però ricorre. In Campidoglio in diversi immaginano una sua candidatura contro Leodori e D’Amato e contro gli altri esponenti della coalizione. Quando ci sarà l’ufficializzazione della discesa in campo dell’ex presidente della Provincia? “Le primarie non sono ancora state indette. Aspettiamo il regolamento, dopo di che si faranno avanti tutti i candidati”. In Regione invece si punta ancora al dialogo, con la speranza di ricomporre la frattura, perché “è indispensabile presentarsi alle primarie con un candidato unico da parte del partito democratico. Se così non fosse meteremmo a rischio la vittoria e la bontà del lavoro fatto in questi 10 anni durante il governo Zingaretti”. (fonte matteo scarlino/romatoday.it- dirittio riservati).

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