Home Cronaca Bassano in Teverina, un maxi sequestro da 21 milioni di euro della G.d.f. partito nel marzo 2020 da Bassano in Teverina, il sindaco non ricorda?
Bassano in Teverina, un maxi sequestro da 21 milioni di euro  della G.d.f. partito nel marzo 2020 da Bassano in Teverina, il sindaco non ricorda?

Bassano in Teverina, un maxi sequestro da 21 milioni di euro della G.d.f. partito nel marzo 2020 da Bassano in Teverina, il sindaco non ricorda?

0
0

Che sia successo poco o niente a Bassano in Teverina di malavitoso negli ultimi anni, come ha dichiarato ieri il sindaco Romoli in un consiglio comunale piuttosto teso alla presenza della rappresentante dell’opposizione Paola Saltalamacchia (ricorderete, che ha denunciato di recente di aver ricevuto una pallottola in busta nella cassetta della posta e che al riguardo erano in corso indagini) resta ancora da stabilire: un giornale locale nel marzo 2020 infatti scriveva: “E’ stata la singolare gestione di un piccolo supermercato di Bassano in Teverina a far scattare i primi controlli della guardia di finanza su quella che poi, dopo tre anni di indagini, ha portato a un’indagine con un maxisequestro da 21 milioni di euro. Otto persone finite nei guai in tutto: sei uomini e due donne, una delle quali è la moglie dell’imprenditore romano che aveva aperto il supermercato a Bassano in Teverina: sono accusate di concorso in frode fiscale, indebite compensazioni e riciclaggio”.

Quindi un maxisequestro da 21 milioni di euro scattato proprio dal comune della Tuscia e  si era poi allargato, vediamo cosa scrive Francesca Buzzi su Tw: “A giugno del 2017 le fiamme gialle della compagnia di Viterbo hanno approfondito gli accertamenti del punto vendita dove si erano accorti che tra i banchi veniva venduta merce già scaduta o, in alcuni casi, con cibi scaduti si producevano e poi rivendevano pietanze precotte. Un controllo che sembrava essere di quelli in merito alla tutela della salute pubblica e che invece ha portato alla luce un enorme giro di denaro, conti correnti, fondi, immobili, auto di lusso. Le indagini, portate avanti per tre anni dal gruppo delle fiamme gialle di Viterbo, coordinato dal maggiore Rosario Masdea, si conclusero poi nel marzo 2020  con un blitz su larga scala che coinvolse  oltre alla provincia di Viterbo, quella di Roma (in particolare Tivoli insieme ad alcune zone nord della capitale stessa) e quelle di Perugia, Cremona, Milano e Rieti.

“Nel retro del supermercato di Bassano in Teverina (chiuso già nel 2017) – spiegarono  i vertici della finanza – c’era una stanza adibita ad ufficio dove abbiamo scovato una mole incredibile di documenti contabili e timbri, riconducibili ad altre società, con sedi in altre città”.

Il meccanismo era solido e ben oliato, concludeva la Buzzi su Tw:  “Stando alle ricostruzioni della finanza viterbese, guidata dal comandante provinciale Andrea Pecorari, erano state costituite una serie di società fittizie intestate a delle cosiddette “teste di legno”, ben consapevoli di esserlo, poiché il tutto, nei fatti, era gestito da un imprenditore romano e dai due titolari di uno studio commercialistico di Roma (padre e figlio) che si occupavano, tra le altre cose, di porre i visti di idoneità a una serie di dichiarazioni fraudolente che avrebbe fatto fruttare un credito Iva di ben 3 milioni e mezzo di euro. Soldi che poi venivano usati per versare ritenute fiscali e contributi previdenziali dei dipendenti”.

Non proprio un furto in un bar, come affermato ieri in consiglio comunale dall’assessore Abati e confermato dal sindaco Romoli, forse qualcosa in più.

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *