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Barelli gira film su una Viterbo fantastica

Barelli gira film su una Viterbo fantastica

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Lo conosciamo Barelli, detto Barellik, un po’ uomo, un po’ supereroe, con i piedi in 12 scarpe ognuno, un moderato di destra-sinistra che strizza l’occhio al centro e che nell’anima è più filipporossiano di Filippo Rossi: ricordiamo i suoi show in puro vernacolo in consiglio comunale, le sue movenze simil-dipietresche, il suo fingere di fare l’opposizione all’amico-alleato Arena.

Ogni tanto tira fuori qualcuna delle sue, ultimamente, nella squadra della comunicazione di Lukashenko Cimino, riveste il ruolo di “accusatore della Frontini” di cui va a cercare anche il pelo che dovesse crescere in un uovo.

Ma non è questo che ci interessa, gli attacchi di Barelli sono quello che sono, è la sostanza che viene fuori dal suo ultimo intervento: dove Viterbo sarebbe addirittura una città in crescita, sminuita dalla ventiventina per puri fini politici.

Nel film di Barellik tutto è roseo perchè evidentemente sono già sicuri i soldini di Lukashenko per lui, per i suoi, per i festivalucci loro, ma chi vive di economia reale, chi cerca di produrre veramente in questa città, senza protezioni, sa benissimo che le cose non stanno così e che la città è ferma al palo da decenni.

Per i politici sponsorizzati che passano il tempo a tirare la volata ai loro benefattori è tutto facile, la vita è tutto un fantasy.

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