5 Dicembre 2022

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Assemblea Pd, la “base” processa capicorrente che disertano lavori

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Mi raccomando “orgoglio e responsabilità”, raccomanda Enrico Letta ai delegati del parlamentino Pd. Ma non ha finito di dirlo che piovono accuse da segretari di circolo e amministratoriinfuriati con i cacicchi, gli alfieri del correntismo e della lottizzazione partitica. Parte sotto gli strali della giuria popolare il congresso 2023 del Partito democratico. Alla Sala delle Carte Geografiche sono presenti una cinquantina di aventi diritto. Tutti gli altri ascoltano da casa. Chi in giardino, chi dalla camera da letto, chi in pigiama reduce da un caffè. E anche se il segretario chiede l’ultimo sforzo per rilanciare il partito – in calo nei consensi – il giudizio della base è impietoso.

Inizia Carmen Latella dalla Calabria. “Il sistema correntizio ha avvilito e sclerotizzato la vita democratica e mortificato la nostra presenza“, dice mentre la connessione va e viene. “Continuare a mettere la polvere sotto il tappeto non serve perché prima o poi lo sporco verrà fuori”. “Carmen, è finito il tempo…”, cercano dice mentre la connessione va e viene. “Continuare a mettere la polvere sotto il tappeto non serve perché prima o poi lo sporco verrà fuori”. “Carmen, è finito il tempo…”, cercano di interromperla dalla regia (la presidente Valentina Cuppi). “E bloccatemi allora”, sbotta la pasionaria calabrese. Cattivo inizio.

Ma il seguito è anche peggio. Nei trenta interventi ‘da casa’ non uno che abbia difeso il partito. Il più circostanziato è Marcello Framondi dal circolo del Vomero, a Napoli. “Il Pd ha nominato un assessore al municipio senza neppure coinvolgere il circolo di zona. Abbiamo fatto presente che era già stato assessore ad Aversa e col centrodestra ma non è servito. È uno schiaffo ai militanti, le correnti pensano che siamo serbatoi di voti buoni per le elezioni e per il congresso“. E due. Stefano Giannini da Civitavecchia. “Ma chi ha deciso che a Roma si deve fare l’inceneritore? Io esigo che questo partito discuta e metta ai voti una questione così rilevante”.

Ma il processo non è solo da fuori – cioè dal partito dei territori – verso dentro – cioè verso il Nazareno. Anche tra i parlamentari tira aria di rivolta contro le correnti che governano il partito. Ci provano Marianna Madia e Lia Quartapelle con un documento che chiede di cancellare le regole che mettono un trait d’union tra le tessere, i delegati, la nomina di candidati al Parlamento e alle altre cariche. L’infrastruttura del correntismo. Le due giovani parlamentari vengono subissate di critiche. In tanti ricordano che la stessa Madia ha beneficiato del sostegno delle correnti. Di tutte o quasi le correnti. Dice ad esempio Peppe Provenzano: “Discutiamo anche di chi in quattro o cinque legislature ha sostenuto tutto e il contrario di tutto, qua dentro”.

Nel Pd sono pochi quelli che possono scagliare la prima pietra. Non possono farlo di certo i capicorrente, che infatti disertano i lavori dell’assemblea. Di Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Andrea Orlando non c’è traccia nel calendario dei lavori. Tra i possibili candidati la più titolata a farlo sarebbe Elly Schlein, se non altro perché non è neppure iscritta al Pd e si ripropone di cancellare il correntismo dalle fondamenta. Ma anche lei è collegata da casa. E siccome l’assemblea deve votare le norme che le consentiranno di candidarsi al congresso, sembrerebbe davvero poco riconoscente affondare contro i mali del Pd nel bel mezzo di cotanto sforzo di apertura. Anche Bonaccini è collegato da casa e non interviene. Domenica ufficializzerà la sua candidatura, parlando al circolo del suo paese, Campogalliano.

Alla fine Letta, lasciato solo, incassa il voto sulla modifica dello statuto. Le primarie vengono anticipate al 19 febbraio, sempre che in quella data non ci siano le regionali. O il Pd vada incontro a un tracollo il 12 febbraio. Schlein e altri come lei, compresi movimenti politici come Articolo 1, potranno iscriversi fino all’ultimo momento prima del voto degli iscritti.

Intanto giovedì 24 novembre la direzione nazionale sceglierà i componenti del Comitato costituente, che redigerà il ‘Manifesto dei valori e principi’. Il comitato potrà essere composto sia da iscritti che da non iscritti provenienti dal mondo del lavoro, dall’associazionismo, dalla cultura.

Chi sceglierà i componenti del comitato è già oggetto di uno scontro sotterraneo tra le correnti. Letta assicura che tutelerà i candidati. Ma Roberto Morassut fa notare che il Manifesto dei Valori sarà approvato dall’assemblea costituente il 22 gennaio, data di nascita del nuovo Pd. Mentre le candidature al congresso saranno presentate entro il 27 gennaio. Quindi chi deciderà chi entra nel Comitato costituente e chi discuterà la carta dei valori, se non ci sono ancora i candidati? Semplice, lo faranno le correnti.

Dal 27 gennaio al 12 febbraio si terrà poi il congresso dei circoli. Verranno selezionate le prime due candidature tra tutte quelle pervenute. Voteranno tutti gli iscritti al nuovo Pd. Mentre nella settimana tra il 12 e il 19 febbraio ci sarà il confronto tra i candidati e il 19 le primarie tra i due nomi che hanno ricevuto più voti. (AGENZIA DIRE).

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