Home Politica Anniversari, 100 anni di Pci, viva il Pci? Il mito berlingueriano e l’ambiguità di compromesso storico e questione morale
Anniversari, 100 anni di Pci, viva il Pci? Il mito berlingueriano e l’ambiguità di compromesso storico e questione morale

Anniversari, 100 anni di Pci, viva il Pci? Il mito berlingueriano e l’ambiguità di compromesso storico e questione morale

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Un secolo fa esatto nasceva il Partito Comunista Italiano; quasi trent’anni fa si scioglieva il Partito Comunista Italiano. 70 anni di storia (non solo) italiana che attraversano quello che comunemente è definito il secolo breve. Ora è il momento della nostalgia, dei ricordi, delle commemorazioni. E delle bugie. Nell’orgia delle rievocazioni, delle tante pagine cartacee o virtuali, dei tanti libri, dei tanti programmi televisivi o in streaming, c’è sempre una nota stonata.

La star tv Barbara D’Urso proclama di aver sempre votato per il PCI e di adorare, neanche fosse Padre Pio, Enrico Berlinguer, e il professor Alessandro Barbero, quasi parafrasando il Mario Brega di Un sacco bello (“Fascio a me? A’ zoccolè, io so’ communista cosìììììììììììììììììììììììììììììì!!!!!!!!!!!!!), rispolvera orgoglioso le sue tessere del PCI firmate dall’onnipresente Enrico Berlinguer, ma nessuno ricorda più che l’ultimo PCI si presentava agli italiani con i lineamenti non proprio carismatici di Alessandro Natta, che a molti ricordava il vecchio attore partenopeo Carlo Pisacane (il “Capannelle” de I soliti ignoti), e Achille Occhetto, che ha scritto infinite autobiografie senza mai diventare un politico di culto e neppure, come direbbe Marco Giusti, stracult. I

ll PCI, ci dispiace per i (tanti?) nostalgici, era però diventato un partito irrilevante, politicamente e anche elettoralmente, già ai tempi del santificato Berlinguer. Il compromesso storico e la questione morale, secondo alcuni le grandi intuizioni di Berlinguer, sono state infatti le vere pietre tombali del PCI. Per la più classica eterogenesi dei fini, il primo invece di salvare l’Italia dalla paventata “deriva cilena” ha accentuato le spinte disgregatrici dell’estremismo e del terrorismo, e la seconda si è dissolta con le dimesse passerelle di Primo Greganti & Co. nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano.

Ma l’effetto peggiore della mutazione antropologica, prima ancora che politica, che ha trasformato il vecchio e, comunque lo si giudichi, glorioso PCI nei tanti grotteschi partiti e partitini di estrema sinistra, sinistra e centro-sinistra che ne rivendicano chiassosamente l’eredità, è quello di aver sostituito i sogni e le speranze di una comunità umana coesa con l’arrivismo, l’affarismo e il cinismo di singoli personaggi interessati, analogamente ai loro omologhi “di destra”, solo ed esclusivamente al lucroso “particulare” .

In Italia una nuova sinistra, post comunista, socialista o libertaria che sia, potrà nascere solo se ritornerà ad essere una comunità umana e non un coacervo di squallidi profittatori.

(Mario Correnti)

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