Home Cronaca 25 novembre 2020, oggi è morto “Dieguito” Maradona, l’unico campione “popolare” che era rimasto, l’elegia del vero talento
25 novembre 2020, oggi è morto “Dieguito” Maradona, l’unico campione “popolare” che era rimasto, l’elegia del vero talento

25 novembre 2020, oggi è morto “Dieguito” Maradona, l’unico campione “popolare” che era rimasto, l’elegia del vero talento

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Non so se un non napoletano potrà mai comprendere quello che Maradona ha rappresentato per un intero popolo: so solo che la notizia che arriva dall’Argentina, “Maradona è morto” mi gela il sangue nelle vene, viaggio su Internet sperando che sia una fake news, l’ennesima che lo riguarda, ma stavolta purtroppo è tutto vero, terribilmente, crudelmente vero.

ll cuore del Pibe de oro, di Dieguito, purtroppo ha cessato di battere oggi pomeriggio e con lui scompare un’intera epoca radiosa per la vecchia Partenope e i suoi abitanti, un’era lontana dove la leggenda sembrava realtà e viceversa. Uno scugnizzo argentino di 24 anni era riuscito  a trasformare una squadra che vivacchiava a metà classifica da decenni in una compagina vincente e non solo a livello nazionale, una città afflitta da secolari problemi ed “esclusioni” in una capitale mondiale del calcio: e tutto grazie al talento, la forza magica del campione nato, dell’artista del football capace di stravolgere copioni letti e straletti, di cambiare l’ordine delle cose, di fronteggiare l’egemonia sabauda e meneghina che accompagnava ogni campionato di serie A.

Maradona è sempre stato un uomo libero, un irregolare, tutto genio e luce, vera luce di fuoriclasse,  le cui irregolarità “private” sono state immensamente sovradimensionate da un sistema del football ostile che gli ha fatto pagare la sua indipendenza di pensiero e di movimento, il suo essere popolare nel vero senso del termine, vicino alla gente meno fortunata, fuori dalle convenzioni dell’appiattimento dei campioncini fatti in serie.

Dieguito è stato una persona vera, con tutti i suoi eccessi e anche i colleghi calciatori lo hanno sempre amato a prescindere dalla militanza e questo la dice lunga sulla sua genuinità che neanche lo show business è riuscito mai a piegare e a trasformare in servile condiscendenza.

Avremo di che ricordarlo, scorrendo le immagini provenienti da una vastissima cineteca, ma è passata  quasi un’ora e ancora ogni tanto spero  per qualche secondo che si tratti di un brutto sogno e che Diego sia ancora qui tra noi.

A “scolpire” goal meravigliosi con punizioni impossibili, finte e controfinte, colpi da biliardo, irresistibili slalom lungo l’intero terreno di gioco, a regalare gioielli calcistici alle platee di tutto il modo accompagnati dalla sua caratteristica, grintosa e allegra esultanza.

Con lui se ne va un altro importante pezzo di uno scacchiere magico, l’elegia del talento, l’inno di gioia di vittorie conquistate contro tutto e tutti in una Napoli finalmente riscattata dal condottiero giusto, un figlio adottivo che la ha amata più di un figlio naturale: e Napoli ha ricambiato e oggi piange tutta commossa il suo eroe estroso, irrefrenabile, ma buono.

Diego era e sarà uno di noi e per questo la stagione del suo football spettacolo che incantava, ma tanta invidia suscitava nelle malevole lobbies di un calcio già malato, non conoscerà la fine perchè il talento, puro, quello sì, non muore mai.  Ciao Diego, aiutaci a pregare ora che puoi meglio per un calcio migliore.

(pasquale bottone)

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