Home Politica Vivere a Viterbo, dove il lavoro è sempre più un miraggio: oltre i fortunati de la “casta” solo rabbia e disperazione
Vivere a Viterbo, dove il lavoro è sempre più un miraggio: oltre i fortunati de la “casta” solo rabbia e disperazione

Vivere a Viterbo, dove il lavoro è sempre più un miraggio: oltre i fortunati de la “casta” solo rabbia e disperazione

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Non è un caso che il presidente di Confartigianato Stefano Signori stamane abbia lanciato l’allarme: “attenzione l’ascensore sociale a Viterbo e in Tuscia è fermo da troppo tempo, i giovani fanno sempre più fatica a trovare lavoro, chi non ha un padre in grado di tramandare un’esperienza, un’attività, una professione, resta fuori”: è un grido di dolore che segna  la crescente impotenza di sindacati e associazioni di fronte al problema della disoccupazione.

Al di fuori di pochi giri fortunati, come in una realtà feudale, nella città dei papi giovani e meno giovani faticano a trovare occupazione, spesso riescono solo ad accedere a soluzioni temporanee molto frustranti sia dal punto economico che professionale.

Il sistema è bloccato, cristallizzato, non si aprono spazi per i non predestinati che nella maggior parte dei casi sono costretti a lasciare la città, i criteri di professionalità vengono completamente ignorati e subordinati ai riti delle conoscenze e dei “dì’che ti mando io” senza che fette di mercato vengano lasciate ai meritevoli e ai talentuosi.

Una situazione simile solo a quella di un profondo sud ignorato anche dalle cronache spesso, grave e preoccupante,  che istituzioni e imprenditoria non hanno mai nemmeno tentato di affrontare: il lavoro a Viterbo è questione di famiglie, di clientele, per i non introdotti viene usato solo come rapsodica forma di ricatto elettorale: o altrimenti semplicemente non c’è.

Neanche per padri con famiglie numerose, mamme sole con figli, per nessuno, cresce il numero di rumeni ed ucraini che tornano in patria perchè lì riescono a trovare occupazioni modeste, ma più onorevoli: se non ci fossero le rendite anche minime delle famiglie, le regalie generose dei nonni chissà quanti venti trentenni sarebbero  costretti a pranzare alla caritas e a ripararsi in alloggi di fortuna: la povertà è l’unico fenomeno in vistosa crescita a Viterbo, ma state attenti a dirlo in giro, chi si volterà da una parte, chi dall’altra, i vostri interlocutori faranno finta di niente.

Tutto deve andar bene madama la marchesa e, se anche dovesse andar male, meglio un silenzio omertoso e ostinato e la fuga verso altri lidi, in modo che la città dei papi possa continuare  la secolare recita della bella, fortunata e felice.

(pasquale bottone)

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