Viterbo. Un bel 3 in pagella ai sempre più inutili consigli comunali. Inascoltabili, incomprensibili. Fortemente consigliati lo studio della dizione e il ripasso della lingua italiana

Come se non bastasse la forte crisi che vive la città, il degrado e la scarsa comprensibilità della politica viterbese vanno avanti di pari passo, implacabili. Lampante dimostrazione di tutto ciò i consigli comunali, sempre più caotici ed inconcludenti, che si svolgono in un clima sempre più surreale, con interventi che si susseguono ad interventi che sembrano chiacchiere da bar, la sempre più frequente mancata discussione dei veri temi caldi cittadini, la nebulosità dei discorsi, l’inascoltabilità anche formale con l’uso di calate e accenti fortemente dialettali come al mercato della frutta. Eppure gli esimii consiglieri dovrebbero ricordare di essere eletti dal popolo e di avere degli obblighi di chiarezza nei confronti di quest’ultimo: se hanno problemi a leggere un testo  o a parlare almeno un italiano dignitoso andassero a scuola di dizione, ripassassero la grammatica, si dessero un tono, insomma, invece di sentirsi liberi di esprimersi come alle riunioni della bocciofila. Come fa Viterbo addirittura ad aspirare a prestigiosi ruoli di capitale della cultura se poi il livello medio dei suoi consiglieri comunali è così basso? Certo qualche eccezione c’è, ma viene travolta dalle tante, troppe mediocrità. Eppure la cittadinanza ha diritto ad ascoltare un consiglio comunale in cui si capisca quello che viene detto, in cui vengano discusse prontamente le urgenze di Viterbo e almeno avviate a risoluzione. Il dialogo confidenziale tra eletti a Palazzo non interessa a nessuno ed “esprimersi in italiano” una condizione  preliminare imprescindibile.

Pasquale Bottone 

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