Viterbo. Tutti uniti appassionatamente per il Si. “Renziani bianchi” e “renziani rossi” nel pd inneggiano alla riforne del Premier

Vi sareste aspettati che, constatata la continua lite interna che divide il Pd viterbese, al referendum sulle riforme si sarebbero presentate allo scontro due agguerrite fazioni contrapposte, una per il Si e una per il No? Siete degli ingenui, avete addirittura pensato che nella città dei Papi esistesse ancora la sinistra piddina  ed un barlume di pensiero critico: un’utopia per un partito che dovrebbe discendere dai “nobili ideali di un tempo” e che invece si spacca di continuo solo per questioni di potere. A Viterbo sono tutti “renziani”, “renziani bianchi” (Fioroni & C) e “renziani rossi” (Panunzi & C) e tutti rigidamente filogovernativi: la parola “opposizione” a qualcosa manca dal dizionario cittadino e l’unica cosa importante è  rischiare il meno possibile per ottenere da se stessi il massimo. Ad apertura della campagna referendaria persino il sindaco, gran parte degli assessori posarono plasticamente a favore della Si (foto in alto), cancellando l’indispensabile pluralismo che una istituzione cittadina come quella comunale dovrebbe pur sempre salvaguardare. Ma qui l’accordo scorre sempre su un filo tra i “padroni del partito”  da sempre allergici al dibattito, al confronto e soprattutto alle voci critiche. Ed anche alla tre giorni del Pd che parte oggi in città, all’Almadiani, sarà tutto un coro di voci inneggianti al Si tra renziani della prima ed ultim’ora, tra cui l’ex segretario cittadino dei  Ds Alessandro Mazzoli, divenuto nel frattempo onorevole  e, a caccia di una conferma tra due anni  schierato con Orlando e quindi dalla parte del Premier di Rignano. Un conformismo totale che toglie ogni significato politico vero alla convention (la consueta passerella dei soliti noti, tranne Fioroni che “celebrerà” la Boschi con le sue truppe cammellate il 23)   che unisce renziani rossi e renziani bianchi in un unico, stentoreo “SI”.

Pasquale Bottone 

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