Home Politica Viterbo, Talete: “L’esperienza della società idrica va cancellata, l’acqua non è una merce”, dura nota dei Comitati Non Ce la Beviamo sulla crisi della partecipata
Viterbo, Talete: “L’esperienza della società  idrica va cancellata, l’acqua non è una merce”, dura nota dei Comitati Non Ce la Beviamo sulla crisi della partecipata

Viterbo, Talete: “L’esperienza della società idrica va cancellata, l’acqua non è una merce”, dura nota dei Comitati Non Ce la Beviamo sulla crisi della partecipata

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Cancellare l’esperienza di Talete e di qualsiasi Spa, trasformare la natura giuridica del gestore del servizio idrico in un soggetto di diritto pubblico (Consorzio o Azienda Speciale ), nel rispetto della volontà dei cittadini espressa nel Referendum del 2011.
Si puo’ fare, si deve fare , esempi principe Napoli e in tempi recentissimi Agrigento.

Se ne discuterà a Viterbo il 19 Novembre in occasione del Consiglio straordinario sul futuro di Talete e invitiamo tutti i Consiglieri a promuovere la discussione in tutti i consigli comunali dei Comuni della provincia di Viterbo.
Questo è il primo passo per accedere a contributi pubblici (regionali, statali e europei) e costituirebbe la garanzia per accedere a prestiti attraverso il ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti, ente creato appositamente per finanziare gli enti pubblici.

Inoltre si potrà fare ricorso alla fiscalità generale, attraverso la Legge 5/2014, per risolvere i problemi specifici del territorio come i costi di manutenzione dei dearsenificatori, perché non è accettabile che i problemi di inquinamento se li debbano caricare in bolletta solo gli abitanti dei territori colpiti.

In questo chiamiamo in causa la Regione e il suo presidente Zingaretti , responsabili ad aver mantenuto questo modello di gestione privatistica attraverso un ATO Prov.le, funzionale alla logica privatizzatrice, debole per densità di popolazione e per i problemi di potabilità dell’acqua, permettendo che i costi ricadessero solo sui cittadini della Tuscia , cosi’ come i disservizi .
L
a Regione deve rispondere ai danni causati fino ad ora. Nonostante abbia avuto lo strumento per poter fare un’inversione di rotta , si è tenuta in tasca la Legge Reg.le 5/2014 ,senza neanche individuare bacini idrografici più vicini ai comuni e ai cittadini.
Per questo porteremo in Regione le 12000 firme dei cittadini della Tuscia rivendicando i nostri diritti

Andremo avanti in questa battaglia perchè riteniamo che l’acqua non può essere trattata come qualunque merce su cui fare profitto e avvisiamo gli amministratori Sindaci e Presidente Provincia
Ricadrà in capo a loro la responsabilità del l’eventuale svendita di questo bene pubblico alle multinazionali estere che stanno rapinando , con il consenso di molti politici, i nostri territori.
Quindi dall’una o dall’altra parte.
COORD.TO COMITATI PROV.LI
NON CE LA BEVIAMO

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