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Viterbo, spesa socio-sanitaria, l’incontro del Pd

Viterbo, spesa socio-sanitaria, l’incontro del Pd

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Non generare disequilibri, ma costruire un servizio socio-sanitario capace di rispondere alle esigenze di tutti i cittadini. Una sintesi concreta e soprattutto di urgente necessità quella emersa dal dibattito pubblico organizzato dal Partito democratico di Viterbo al Gran Caffè Schenardi dal titolo “Persona e comunità. La spesa socio-sanitaria dei Comuni”.
Partendo dall’analisi dei dati nazionali, scendendo poi a quelli regionali, soffermandosi specialmente sulla situazione di Lazio e provincia di Viterbo, è emersa una situazione poco edificante della distribuzione della spesa socio sanitaria. E di conseguenza della funzionalità dei servizi socio-sanitari che proprio nel territorio regionale raggiungono un livello di difficoltà tale da far piombare Viterbo e il Lazio nelle posizioni più basse delle classifiche nazionali.
Da questa amara considerazione si è evidenziata tutta l’importanza e la necessità di affrontare argomenti concreti e vicini alle esigenze dei cittadini; specialmente in un momento politico dove inconsistenti proclami e morbosa propensione al pettegolare vengono usati per distogliere l’attenzione su quei problemi che, giorno dopo giorno, diventano sempre più grandi e mettono in grosse difficoltà le categorie più bisognose di assistenza.
“Nella politica dei proclami è importante tornare a parlare con serietà di argomenti che interessano direttamente i cittadini” ha detto Antonio Rizzello seguendo all’introduzione di Aldo Bellocchio il quale si è soffermato proprio sulla necessità di conoscere come viene affrontata la gestione dei servizi socio-sanitari per risolverete le problematiche e dare risposte concrete ai cittadini.
Una strada che porta inevitabilmente alla riorganizzazione del sistema sanitario e ad una programmazione molto più lungimirante di quella proposta in questi anni. “Oggi – ha detto Martina Minchella – la necessità primaria è quella di dare risposte immediate a problemi complessi. Purtroppo queste risposte sono condizionate da scelte politiche che finiscono per rallentare i processi risolutivi. A fronte di consistenti modifiche del sistema sanitario ospedaliero è ormai irrinunciabile un intervento consistente sul miglioramento della sanità territoriale”.
A fornire uno spaccato reale della distribuzione della spesa socio sanitaria in italia è stato Claudio Clini, presidente Sagen. “Secondo le proiezioni Istat nel 2065 avremo 7milioni di abitanti in meno, ma altrettanto si alzerà l’aspettativa di vita e aumenterà il numero della cosiddetta popolazione anziana – spiega Cini -. Una prospettiva che ci impone, oggi, di intervenire con serietà nella soluzione delle problematiche che condizionano non solo la distribuzione della spesa socio-sanitaria, ma sopratutto l’efficienza e l’efficacia dei servizi sociali, sanitari e assistenziali. Un quadro quindi critico al quale si aggiunge la drastica diminuzione dei tempi di ricovero collegati all’aumento delle tecnologie sanitarie. I pazienti così dimessi faticano a trovare nel “territorio” quella continuità assistenziale di cui necessitano. Pare allora inevitabile ripensare ai criteri di reperimento e distribuzione delle risorse e indispensabile avviare un profondo cambiamento delle politiche pubbliche di investimento e delle modalità gestionali dei servizi ai cittadini. Il ripensamento dovrebbe orientarsi verso l’introduzione di nuove modalità di finanziamento e prevedere l’ingresso nella scena di nuovi attori (soggetti privati, fondazioni e cooperative sociali) protagonisti e non solo ancillari dell’intero processo assistenziale”.
Nel contesto della gestione dei fondi socio-sanitari la maggiore responsabilità e talvolta esposizione è in capo ai Comuni, piccoli o grandi che siano. Condizione che diventa l’originario problema della distribuzione di risorse e soprattutto della disuguaglianza di servizi che si manifesta nel tessuto nazionale. “I problemi che abbiamo davanti sono grandi e di difficile soluzione – ha ammesso Pierciro Galeone, direttore della Fondazione Ifel-Anci -. Dobbiamo essere consapevoli che la disgregazione degli servizi, specialmente quelli più diretti ai bisogni dei cittadini vengono dalla mancanza di valutazione politica, che molte volte ha generato una distribuzione non propriamente equa e funzionale delle risorse destinate a sociale e sanità. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento delle tasse è a una diminuzione della spesa socio sanitaria. Un effetto paradossale dovuto ai tagli delle risorse destinate agli enti pubblici, e altrettanto più dannoso perché a pagare il prezzo più alto sono stati i piccoli comuni. E’ per questo che oggi dobbiamo batterci per una perequazione verticale delle risorse statali. Va data la possibilità ai comuni di intervenire sulla leva fiscale. Dobbiamo farci promotori di un gesto di grande responsabilità perché di fronte alle esigenze dei cittadini non si trova altro meccanismo che quello di ricombinare le risorse”
Uno spaccato che non si diversifica molto da una considerazione continentale dalla quale si costruisce l’analisi di Lucio d’Ubaldo, ex presidente di Laziosanità. “L’italia collocata nel sistema di welfare europeo è la nazione che può vantare la migliore eccellenza nella gestione sanitaria. Ma la stessa Europa per difendere il proprio sistema di welfare deve necessariamente tenere a bada la spesa – afferma D’Ubaldo -. Lo sforzo che si fa costa sacrificio, all’Europa, quanto ne dovrebbe costare alle istituzioni italiane. Se non riusciamo a trasferire risorse da una parte all’altra con meno condizionamenti dovremo affrontare un problema ben più grande di quello attuale. Dobbiamo renderci conto che il sistema regionale non garantisce funzionalità ed efficienza. Prendendo ad esempio il Lazio ci accorgiamo come la mancanza di programmazione sia un freno reale al riequilibrio della spesa e delle prestazioni socio-sanitarie. Continuiamo a raccontarci che la politica deve stare fuori dalle Asl, poi non siamo in grado di accorgerci, o peggio ancora facciamo finta, che i direttori generali fanno politica e pure troppo. Non possiamo nemmeno raccontarci che Viterbo è una provincia socio-sanitariamente efficiente quando i dati sono appena mediocri. Questo è il risultato di una gestione che non programma e che è ferma all’ultimo piano di investimento sanitario vecchio di venti anni. Non ci sono scorciatoie: se non ci impegnano a riprendere la parola, a imporre scelte sanitarie direttamente legate ai bisogni della gente il percorso è, purtroppo, segnato”.
Per Vito De Filippo, capogruppo Pd in commissione sanità della Camera dei deputati: “Appare quasi eccentrica la battaglia di italianità che si sta portando avanti sul tema dei migranti, dimenticandosi paradossalmente dei reali problemi degli italiani, delle necessità che ogni giorno manifestano gli anziani e le comunità. Il tema che abbiamo di fronte non è tanto il welfare quanto la battaglia tra propaganda e valori. O ancora peggio la battaglia tra antichi nazionalismi di frontiera e i bisogni di una popolazione che invecchia. Abbiamo concluso una stagione politica fondamentale per l’approvazione di leggi che rispondono direttamente alle esigenze di persone e famiglie in difficoltà: è stato incrementato il fondo sanitario, sono state varate le leggi del Dopo di Noi e sul Terzo settore. Il rischio – avverte  Vito De Filippo – è che si compiano dei passi indietro in nome della propaganda. Il tema dell’invecchiamento è oggi la grande sfida del sistema sanitario, sociale e assistenziale. Non si possono più rinviare interventi di riorganizzazione del sistema sanitario territoriale; la ricostituzione di ambiti che devono fornire servizi essenziali di prestazione e assistenza con livelli di qualità e accessibilità elevati. Bisogna imboccare la strada del riequilibrio della spesa e del sistema sanitario, altrimenti il rischio è quello di aumentare la distanza tra sociale, sanità e cittadino”.
A concludere gli interventi il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Luisa Ciambella, pronta a evidenziare come in questi anni: “I comuni si sono dovuti sostituire allo Stato, alla Regione, alle strutture sanitarie e a molto altro per cercare di rispondere con efficacia alle richieste dei cittadini. A Viterbo – ricorda Luisa Ciambella – siamo partiti da una spesa sociale poco sopra gli 8milioni di euro per riuscire in cinque anni quasi a raddoppiarla sfiorando i 16milioni di euro. Il vero problema è che nessuna delle istituzioni superiori è in grado di fornirti una prospettiva di spesa sociale di anno in anno, per questo i comuni sono costretti a correre ai ripari. Questo è l’esempio palese della mancanza di organizzazione del sistema socio-sanitario dove, invece, dovrebbe esistere un sistema di programmazione efficiente e funzionale. Abbiamo dovuto coprire le spese delle Rsa per conto della Regione senza ridurre altre risorse. Ci siamo direttamente sostituiti al sistema sanitario favorendo l’attivazione di un servizio di Ambulatorio infermieristico e di uno Studio medico sociale. Ma è chiaro che questo metodo di far affrontare le emergenze ai Comuni non è più perseguibile. Per questo l’incontro di oggi vuole avere la forza di portare al di fuori di qui le nostre proposte, soprattutto vuole sensibilizzare l’Anci, la Regioni e tutte le istituzioni superiori a stare più vicini ai cittadini e offrire un sistema socio-sanitario rispondete alle esigenze di tutti”.

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