Home Politica Viterbo senza pace…. chi ha trasformato la città dei Papi nella città dell’odio e dello scontro?
Viterbo senza pace…. chi ha trasformato la città dei Papi nella città  dell’odio e dello scontro?

Viterbo senza pace…. chi ha trasformato la città dei Papi nella città dell’odio e dello scontro?

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E fu così che la giovane “civica” Chiara Fortini fece riferimento al clima tempestoso che si viveva da un po’ nel capoluogo della Tuscia in grado di creare solo tensione, contrapposizione, non dialogo, nè confronto… Lo fece in una pubblica uscita e a ragione, come negare infatti che l’ex città dei papi da qualche anno oramai sia invasa dai semi della discordia, della insoddisfazione generale oltre che attraversata da una delle crisi economiche più pesanti della sua storia, almeno moderna? I dati sono sotto gli occhi di tutti ed anche i panorami desolanti di incuria e totale abbandono; ma allora quali furono le “luciferine” forze in grado di combinare assieme questo bel po’ po’ di mestizia e approssimazione, dilettantismo e arroganza, conflitti d’interessi ed inusitate “occupazioni di spazi” che hanno gettato Viterbo nel disordine e nel conflitto? Pur non potendo assegnare all’ultima arrivata giunta Michelini la colpa di ogni nefandezza, non si può negare che l’insediarsi della stessa abbia portato ad un visibile inasprirsi dei contrasti e ad una maggiore solitudine dei cittadini: forse anche a causa delle cambiali che un precedente patto elettorale sicuramente evitabile e neanche determinante per la vittoria del centrosinistra lo stesso ingegnere primo cittadino si è poi trovato a pagare sin dall’inizio del suo mandato: evidentissimi giochi di potere e di equilibri di giunta che hanno poi condotto la città sulla strada del monopolio di pochissimi e dell’insoddisfazione di molti… Un monopolio arrogante e dannoso per uno sviluppo armonico ed anche “armonioso” della città sempre più simile ad un luogo teatro di scambi di favore e baronie che ad un moderno punto di incontro e di crescita democratica e culturale collettiva. E’ chiaro a tutti che trattasi di una china non pericolosa, ma suicida che dovrà essere interrotta se non si vorrà che Viterbo  caschi definitivamente nel baratro delle occasioni mancate, nell’oblio cinico dei potentati interessati solo a perpetuare i privilegi acquisiti… Ma questa non sarebbe più una potenziale città dell’arte o della cultura, fotogenica e attraente, ma la terra dei fallimenti e della sventura, da abbandonare subito senza neanche voltarsi indietro…

Pasquale Bottone

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