Home Cronaca Viterbo, la nota: “E’ una città inabissatasi ormai, questa classe politica deve andare via”, lo sfogo di A.T. viterbese tornata a vivere nella sua città dopo 20 anni
Viterbo, la nota: “E’ una città inabissatasi ormai, questa classe politica deve andare via”, lo sfogo di A.T. viterbese tornata a vivere nella sua città dopo 20 anni

Viterbo, la nota: “E’ una città inabissatasi ormai, questa classe politica deve andare via”, lo sfogo di A.T. viterbese tornata a vivere nella sua città dopo 20 anni

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Pubblichiamo di seguito la nota, piena e di amore e delusione per la propria città, di A.T. (ci ha chiesto di mantenere l’anonimato) viterbese a lungo residente in una metropoli, costretta per motivi di famiglia a ritornare a vivere dopo vent’anni nella città dei papi. Il suo invito all’azione è sincero e diretto e va segnalato.

Sono tornata a vivere a Viterbo, dove sono nata, da qualche anno, dopo vent’anni vissuti in una grande città: ebbene, quando vivi in una realtà come la nostra ti rendi sempre più conto di quanto il mondo giri e qui resti sempre fermo.

Ti accorgi che il divario è abissale e ti chiedi il perché. Ti domandi come sia possibile portare una città a questo livello. Senza rendersene conto? Inizio a crederlo davvero. Qui le regole non ci sono o non valgono per tutti allo stesso modo: c’è chi le segue e chi ne fa di sue. L’ apparenza regna sovrana ma chissenefrega, del resto. C’è una città allo sbando, ormai inabissata: possibile che nessuno o quasi se ne renda conto? Non c’è chiarezza bensì molti conflitti di interesse.

C’è chi ‘”mi chiamo Mork, su un uovo vengo da Ork” e crede che, così chiamandosi, possa fare il bello e il cattivo tempo”. No, cari “Mork” non si vive così: la vita non è apparenza, alla quale voi siete avvezzi. Non sono i ricatti e il menefreghismo nel quale voi siete abituati a vivere.

La vita di una città non può e non deve dipendere da politici improvvisati quali siete: amministrare la città è e deve essere ben altro. E se Viterbo è peggio di “un sobborgo di Caracas” (copiando rum Pampero) voi, miei cari “Mork” siete i colpevoli.

Tutti, nessuno escluso. Non siete nulla, oltre queste quattro mura che vi circondano. Non siete nessuno, fuori dalle vostre roccaforti. Fatevi un’ esame di coscienza, se ci riuscite e guardate in faccia la realtà, scendete dal piedistallo, svestitevi della coda di pavone e fate. Fate, diversamente andate. Via, possibilmente.

(a.t.)

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