Home Cronaca Viterbo, “Ho ricevuto pesanti molestie sessuali in un ufficio pubblico, più volte, ma non ho la forza di fare nomi e cognomi”: lo sconvolgente racconto in esclusiva a cittapaese.it di una 50enne disoccupata
Viterbo, “Ho ricevuto pesanti molestie sessuali in un ufficio pubblico, più volte, ma non ho la forza di fare nomi e cognomi”: lo sconvolgente racconto in esclusiva a cittapaese.it di una 50enne disoccupata

Viterbo, “Ho ricevuto pesanti molestie sessuali in un ufficio pubblico, più volte, ma non ho la forza di fare nomi e cognomi”: lo sconvolgente racconto in esclusiva a cittapaese.it di una 50enne disoccupata

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Ha contattato cittapaese.it e ha chiesto di poterci incontrare con la garanzia dell’anonimato: accettiamo di buon grado e le fissiamo un appuntamento, la vediamo: è una donna fine, sui cinquant’anni che ci accoglie con un timido sorriso un po’ imbarazzato.  “Voglio che il mio caso serva da monito, anche se non farò nomi e cognomi, non mi fido dell’appoggio della società viterbese”.

Cosa le è successo, ci racconti pure….

“Ho passato qualche tempo  fa un periodo difficile, avevo perso il lavoro, avevo il mutuo e altre cose arretrate da pagare, , ero disperata: fu così che mi imbarcai nel solito giro che resta da fare a Viterbo, incontrare politici, qualche direttore di ufficio pubblico, insomma si capisce quale target di persone… Tutti mi dicevano “stia tranquilla, troveremo il modo di aiutarla2, ma poi scomparivano, solita storia… “.

E la sua preoccupazione, immaginiamo, aumentava..

“Non mangiavo neanche più, ero tesissima: un giorno, però, recandomi da un personaggio molto in vista, ebbi una gradita sorpresa, mi fu affidato un servizio esterno in grado di farmi guadagnare un po’ di soldi”.

Fu pagata subito? 

“Alla consegna del lavoro fui pagata subito, senza problemi. Mi recai dal personaggio in questione e scoprii di dover pagare in qualche modo il favore avuto”.

Ci spieghi meglio…

“Mi disse che sarei dovuta andare più spesso da lui perchè c’èra la possibilità di affidarmi nuovi lavori. Ed ogni volta che ci incontravamo mi sfiorava qualche zona del corpo, finchè non iniziò a palpeggiarmi il fondoschiena, a toccarmi il seno. Io contavo tanto su quel piccolo suo contributo, gli allontanavo le mani ogni volta, ma poi tornavo da lui sperando di guadagnare”.

E poi? 

“FInchè una volta, all’ennesimo mio rifiuto,  mi afferrò violententemente a sè, sussurrando “sei proprio una puttana, vai a chiedere la carità allora”, mi prese la mano, si sbottonò i pantaloni e inserì intera la sua lingua nella mia bocca. Io riuscii a divincolarmi facendolo quasi cadere dalla poltrona, e a scappare via mentre lui rosso in viso sbatteva i pugni sulla scrivania”.

Perchè non lo ha denunciato?

“Perchè nessuno mi avrebbe creduto, sarebbe nato uno scandalo e mi avrebbero evitato tutti in città, così sarebbe andata a finire; ma ho voluto raccontare  il mio caso per dire che nel silenzio generale le cose accadono, eccome accadono in questa città. E se  sei senza lavoro e magari ti porti bene gli anni ti trattano come una prostituta”.

Ha più sentito o visto il “molestatore”?

“Incontrato più volte nel corso di qualche appuntamento pubblico, mi salutava sempre con un mezzo ghigno certo della sua impunità: e certo la conserverà l’impunità, io non avrò mai la forza di affrontare tutto quello che comporta una denuncia”.

 

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