Viterbo. Disoccupazione record e lavoro “opaco”. La storia di Annarosa F, giovane commessa viterbese pagata a nero 300 euro al mese

“Per cortesia non scrivete il mio vero nome, qui in città ci conosciamo un po’ tutti, se poi risalgono a me, le porte me le sprangano davanti definitivamente”. E’ tesa, ma ha voglia di parlare Annarosa F. (nome non vero…), 27 anni, viterbese di città, che sinora non è mai riuscita ad ottenere un lavoro a tempo indeterminato nel suo luogo natìo. ” Ultimamente ho trovato qualcosa, lavoro in un negozio, mi danno 3oo euro al mese, senza contributi. costringendomi anche a dei lunghi orari di 6/8 ore; la mia è una famiglia di lavoratori, mai avuto rapporti con la politica, mio padre ha avuto per tanti anni la tessera del sindacato, ora l’ha restituita dice che non ci crede più. Ecco, le mie coetanee che hanno al momento una buona sistemazione hanno fatto poco o niente per ottenerla, hanno alle spalle magari genitori conosciuti nei giri che contano e ne hanno approfittato; ma io non ce l’ho con loro, forse al loro posto avrei fatto lo stesso”. Manca una redistribuzione del lavoro equa e meritocratica a Viterbo, Annarosa è anche iscritta all’Università, ma in crisi di vocazione: “Mi piace studiare, ma non posso dedicarmi solo a questo, ho 27 anni, delle urgenze economiche da risolvere, con il mio ragazzo passiamo le serate a prospettarci possibilità, tentativi da fare, ma che poi vanno a scontrarsi con la dura realtà: lui aiuta un libero professionista per le sue pratiche, guadagna 400 euro al mese e ha 32 anni”. Mariarosa è molto delusa di come vanno le cose in una città, la sua, che non vorrebbe mai abbandonare:”La scelta intelligente sarebbe andare via, ma come fare, chi ci finanzia la fuga? Mantenersi nelle grandi città in Italia o all’estero non è mica facile, eppure qualcosa bisognerà fare, non vedo futuro nella mia terra, l’ho sempre difesa da chi la criticava, ora non più”. Tra i tentativi fatti da Mariarosa anche i colloqui con i negozi della grande distribuzione che hanno aperto o stanno per aprire nel capoluogo della Tuscia: “E’ stato un bel problema arrivare al colloquio in molti casi, specie quando gli annunci dell’apertura venivano dati solo pochi giorni prima della stessa; sai, quando hai la netta sensazione che di quello che stai dicendo tu non importa niente a nessuno? Ecco, questo il tenore medio degli incontri e poi tanta arroganza, mancanza di tatto e gentilezza da parte loro e la consapevolezza che il tuo curriculum non l’avrebbero neanche letto”. “Evidentemente-continua-  quando apre un supermercato nuovo a Viterbo i giochi sono già fatti, le selezioni sono avvenute nelle solite  segreterie politiche”. “Mi auguro che i miei concittadini abbiano uno scatto d’orgoglio  e si ribellino a questo stato di cose e non continuino a pensare che l’unica soluzione, quando va bene, possa essere vendere il proprio voto: non è vero che tutte le famiglie viterbesi stanno bene, io vedo molta gente in difficoltà, bisogna fare qualcosa, io non voglio lasciare la mia città che adoro, ripeto, ma come posso continuare così? Una storia come tante, di questi tempi, quella di Annarosa F. nella Viterbo della disoccupazione record e del lavoro sempre meno trasparente.

Pasquale Bottone 

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