Home Politica Viterbo, consiglio comunale sulla mafia incompiuto e senza risposte, nuovo intervento confuso di Arena, centrano l’argomento solo la Ciambella, Antoniozzi e Barelli, il resto è fiacca routine
Viterbo, consiglio comunale sulla mafia incompiuto e senza risposte, nuovo intervento confuso di Arena, centrano l’argomento solo la Ciambella, Antoniozzi e Barelli, il resto è fiacca routine

Viterbo, consiglio comunale sulla mafia incompiuto e senza risposte, nuovo intervento confuso di Arena, centrano l’argomento solo la Ciambella, Antoniozzi e Barelli, il resto è fiacca routine

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Un consiglio comunale straordinario che doveva occuparsi di mafia e che si può dire incompiuto: dalla maggior parte degli interventi sono venuti fuori infatti luoghi comuni a grappoli e nessuna sostanza.

Ad aprire la seduta il sindaco Arena, il cui intervento era molto atteso e che è risultato invece certo non epocale, incerto e confuso sia nei toni che nella sua essenza. Il primo cittadino parla di “delinquenti che usano metodi mafiosi” (ma chi usa metodi mafiosi non è forse un mafioso?), di “criminalità che ha assalito la città”, di “muro invalicabile da alzare contro la criminalità”), di “malaffare”, di “legalità”, il suo discorso appare affannoso e lacunoso, mai Arena lascia il segno, coinvolge l’uditorio, lo fa suo, l’intervento è scialbo, la partecipazione dell’assemblea solo formale, anche quando il sindaco parla di “costituzione di parte civile” contro “questi criminali”. Raccoglie solo un applauso convinto dalla sua maggioranza quando ringrazia le forze dell’ordine buttandola nel campo da lui preferito, l’ordine pubblico.

E’ la Ciambella che viene dopo invece a centrare l’argomento e a parlare con eloquio comprensibile, che abbia un senso compiuto e venga proposto con autorevole chiarezza.

L’ex vice sindaco non ha paura di parlare di mafia, di territorio già invaso dal fenomeno, di omertà diffusa, di necessità di opporsi alla mentalità mafiosa con l’educazione alla legalità, di connivenza imposta favorita dalla crisi economica tra imprenditoria e malaffare, di impegno civile e politico che deve essere quotidiano, serio, imprescindibile.

E Antoniozzi (Viterbo 2020) che prende la parola dopo è incalzante ed efficace nel ricordare, senza banali citazioni, le modalità principali con cui la mafia si manifesta, i ritardi maturati dalla società civile viterbese nella comprensione del fenomeno, il ruolo delle clientele, dei familismi e dei favoritismi nella affermazione della “mafiosità”.

Barelli poco dopo, invece, insiste sulla necessità di vigilare sui rapporti tra mafia e politica, che portano al voto di scambio, ed anche all’inquinamento dell’attività amministrativa.

I consiglieri della maggioranza tirano quasi tutti fuori dal cassetto citazioni ovviamente assai condivisibili da tutti di Paolo Borsellino, ma non vanno oltre: a livello di contenuti e di proposte il consiglio appare assai povero, quasi un appuntamento imposto, da superare senza particolari coinvolgimenti.

Tanto poi c’è la fiaccolata per sentirsi tutti partecipi e civilmente impegnati per una buona mezz’ora.

(r.t.)

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