Home Politica Viterbo, cittapaese.it incontra l’assessore alla cultura Marco De Carolis: “Ascolto e dialogo con tutti, ma non amo i “monopoli”, e non accetto i diktat di nessuno, tanto meno i toni “padronali” di Caffeina”
Viterbo, cittapaese.it incontra l’assessore alla cultura Marco De Carolis: “Ascolto e dialogo con tutti, ma non amo i “monopoli”, e non accetto i diktat di nessuno, tanto meno i toni “padronali” di Caffeina”

Viterbo, cittapaese.it incontra l’assessore alla cultura Marco De Carolis: “Ascolto e dialogo con tutti, ma non amo i “monopoli”, e non accetto i diktat di nessuno, tanto meno i toni “padronali” di Caffeina”

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“Giorni affollati” per l’assessore comunale alla Cultura Marco De Carolis che, dopo il lungo lavoro di organizzazione e realizzazione del “Natale viterbese” si appresta ad affrontare la programmazione per un nuovo anno. Lo incontriamo per una lunga, approfondita intervista concessa a cittapaese.it dove non vedrete elencate cifre o ascolterete annunci roboanti, ma leggerete solo di cose possibili da fare nell’ambito dell’intrattenimento e della cultura cittadini  e dell’aspirazione al “salto di qualità” che un amministratore innamorato del suo lavoro deve sempre avere.  Mettendo da parte  le polemiche accese e distruttive, ma non mandandole a dire a chi con strilli e offese verbali in queste settimane ha provato a mettere in cattiva luce il suo lavoro (come da cronache cittadine):

1) Quest’anno il Comune  ha avuto un ruolo da protagonista  nell’organizzazione del  Natale,  lasciando ai privato il ruolo forse più consono del “fiancheggiatore”?  E’ questa  la strada giusta a suo avviso?

“Cominciamo col dire che il Natale è stato bellissimo. Qualcuno ha ironizzato e mi ha richiamato ad una maggiore sobrietà. Ma perché non dovrei e non dovremmo come amministrazione comunale esprimere grande soddisfazione per il lavoro fatto in condizioni tutt’altro che semplici? Inutile negare che ci fosse un pregiudizio diffuso rispetto alla capacità della città di reggere l’organizzazione del Natale da protagonisti, come dice lei. Pregiudizio che ho sempre ritenuto infondato e che i fatti hanno dimostrato esserlo doppiamente: perché tutto è filato liscio e c’è stato un deciso innalzamento della varietà e della qualità degli eventi organizzati. La città è stata coinvolta come mai prima: dal centro storico alle frazioni, da San Faustino al Teatro dell’Unione. Eventi di qualità, certamente popolari ma, me lo consenta, tutti all’interno di una visione dello sviluppo della città molto chiara per chi ha voglia di guardare oltre la punta del proprio naso e oltre i confini, sempre più ristretti, del proprio orticello”.

2) Perché  la Fondazione Caffeina  è così  arrabbiata con voi, avete in qualche modo “penalizzato”  il loro lavoro?  Avevano  diritti di esclusiva sul “villaggio natalizio” cittadino
per caso?

“Guardi, perché sono così arrabbiati dovrebbe chiederlo a loro. Io non ho nessuna ragione di astio nei loro confronti. La prima riunione in assoluto appena assunto l’incarico da assessore l’ho fatta con loro ribadendo la massima disponibilità a discutere insieme progetti e proposte. Forse l’idea di condividere con l’amministrazione progetti e proposte non rientra nello stile della  Fondazione. Forse per molti e lunghi anni sono stati abituati a relazionarsi col Comune con piglio padronale. Diciamo che questo non è il mio stile. E possono testimoniarlo le decine di associazioni che senza distinzioni e pregiudizi di natura culturale e politica collaborano con l’assessorato sulla base di progetti che discutiamo e costruiamo insieme. L’obiettivo è far crescere la città, renderla sempre più accogliente, con la capacità di rivolgerci a un pubblico ampio e diversificato che nella nostra terra cerca qualità e benessere. Mi piacerebbe discutere di questo invece di leggere ogni giorno lamentazioni come se Viterbo fosse la città peggio amministrata d’Italia.

Intanto perché non è vero e poi, soprattutto, la città non si merita di essere raccontata in questo modo. In consiglio comunale, il consigliere eletto dalla Lista Caffeina (chiamiamola col giusto nome) al di là del potenziale conflitto di interessi che esprime in ogni atto che compie su cui non sta a me esprimere una valutazione di merito, esprime una visione della città che abbiamo avuto modo di non apprezzare negli scorsi anni: una città in cui chi non si allinea è un nemico da abbattere; in cui chi propone qualcosa che possa ledere interessi più o meno consolidati subisce attacchi decisamente fuori misura. Polemiche a non finire che alla fine non hanno portato a nulla se non ad isolare chi le ha messe in campo. I poco più di trenta spettatori dell’ultima kermesse teatrale di Filippo Rossi accompagnato sul palco da Carlo Galeotti, mentre nella piazza adiacente centinaia di persone si divertivano con la Tombola Vignanellese, sono la misura di quanto talvolta sarebbe meglio tacere e pensare al proprio lavoro.

Sfido a trovare una mia dichiarazione polemica in risposta ad una dei tantissimi attacchi subiti, anche sul piano strettamente personale. Ma torniamo alla città: basterebbe ascoltare cosa dicono di noi coloro che vengono in visita: quanti complimenti riceviamo e quanto Viterbo sia considerata un luogo magico.

Incontro decine di persone ogni giorno, so che c’è moltissimo da fare e ci vorrebbe più rispetto. E non mi riferisco alla politica, capisco anche la necessità di far polemica, spesso sul nulla. Ma meritano rispetto i cittadini, le associazioni, le imprese che ogni giorno si impegnano per fare più bella la nostra città”.

3) Michelini anni fa  stabilì delle convenzioni triennali  con una serie di rassegne cosiddette  culturali senza motivarle nell’atto pubblico, le sembra cosa buona  e giusta? Le ha creato
problemi la cosa raccogliendo il timone della cultura?

“Non so esattamente a quali convenzioni si riferisca. Trovo però l’idea di avere dei Festival in convenzione una idea giusta. Consente, visto che parliamo di quelli più grandi e più strutturati, di snellire le procedure con cui gli organizzatori si relazionano con l’amministrazione. Ma quello che voglio ribadire è che l’elenco delle convenzioni è aperto a nuove proposte e non un diritto acquisito. Che conta la qualità della proposta presentata anno per anno e, per quanto mi riguarda, anche l’attribuzione delle risorse deve essere definita ogni anno sulla base di cosa si vuole realizzare concordando con l’amministrazione tempi, modi e obiettivi condivisi.  Se posso, lancio dalle sue colonne un invito a tutti gli operatori culturali a farsi avanti. Troveranno ascolto e voglia di progettare insieme. So bene che le risorse a disposizione non sono infinite ma lo sforzo mio e degli uffici sta proprio nell’ottimizzarle per ottenere il massimo per la città”.

4) Crede che  i “monopoli” siano dannosi  per lo sviluppo  della città?

“I monopoli non sono mai stati un bene. Distorcono le dinamiche del mercato e anche se quello culturale è un mercato particolare e tra molte virgolette, avere più soggetti con la voglia e la capacità di immaginare ed organizzare eventi è un bene e, per quanto mi riguarda, anche un obiettivo. Dobbiamo aprirci, dobbiamo pensare in grande senza paura di sbagliare. Metterci impegno e studio, lavorando sulle relazioni, stabilendo contatti. Insomma, facendo quello che ogni buona amministrazione dovrebbe fare e che per lungo tempo a Viterbo non si è fatto”.

5) Non sarebbe il caso,  a suo avviso, di tornare ad  allargare  gli orizzonti e di “aprire“  a nuovi format, nuove proposte magari  che non hanno avuto  modo di venir fuori in questi
anni?

“L’ho appena detto e lo ripeto: sono abituato ad ascoltare, a condividere e quindi a decidere. La cultura (e il turismo) hanno bisogno di scelte chiare e di coerenza nel portarle avanti”.

6) Lei è favorevole ad  un nuovo bando per  la cultura?

“Il mio assessorato lavora per bandi ed avvisi pubblici. Seleziona quotidianamente idee e progetti. Gli uffici lavorano senza sosta, con tutte le difficoltà dovute ad una cronica carenza di personale. Un lavoro di squadra che sta dando i suoi frutti”.

7) A Viterbo si sente l’esigenza di un evento  originale di respiro nazionale che possa costituire una attrazione turistica oltre la festa  di Santa Rosa, è d’accordo?

“Sono d’accordo. Abbiamo bisogno di alzare la qualità della nostra proposta e dobbiamo pensare di caratterizzare la nostra città all’interno di un progetto di comunicazione che tenga conto della complessità del mondo contemporaneo. Santa Rosa è la straordinaria testimonianza di fede di una città intera: un’emozione senza pari e, per una volta almeno, senza distinzioni. Ma c’è spazio per immaginare molto altro”.

8) Quali risultati possibili si prefigge per il  2020?

“Stiamo lavorando proprio in questi giorni al bilancio con cui affrontare l’anno appena cominciato. Non amo fare annunci ma posso per certo assicurare ai viterbesi che continuerò nel solco del lavoro fatto, aperto e disponibile con l’unico obiettivo di dare gambe ad una città che si merita risultati e crescita”.

9) Ci saranno  altri concerti musicali gratuiti in piazza?

“È uno degli obiettivi del mio assessorato: riportare la musica di qualità a Viterbo e rientrare nel circuito principale degli eventi musicali nazionali. Non necessariamente in maniera gratuita. Anche da questo punto di vista dobbiamo crescere: i grandi eventi costano, coinvolgono il lavoro di decine di persone ed è giusto pagare per vederli. Accade ovunque e non vedo cosa ci sia di strano che accada anche a Viterbo. Altra questione, che merita un approfondimento a parte, sono gli spazi dove poter svolgere questi grandi eventi che hanno esigenze tecniche e di sicurezza sempre più complesse da affrontare”.

10) Sarà possibile trovare un privato disposto  a ristrutturare  e a rendere multisala il cinema Genio?  Il Comune si impegnerà a fondo per trovarlo e supportarlo in modo tale da
non costringere i viterbesi  a compiere decine di km tra a/r  in macchina per vedere un film?

“Penso che su questo tema sia ora di aprire una riflessione seria: in questi ultimi anni sono cambiati i modelli di consumo (non solo per quanto riguarda il cinema) ma è innegabile che la diffusione delle piattaforme di distribuzione digitale di contenuti video abbiano reso sempre più difficile poter mantenere aperte le sale cinematografiche per come le abbiamo conosciute. Non a caso chiudono ovunque tranne le multisala che sfruttano economie di scala impossibili per le sale singole e i piccoli cinema con una fortissima vocazione ed identità affermata con anni di lavoro alle spalle. Quindi, l’idea di recuperare il Genio è certamente affascinante ma va fatto sulla base di un progetto serio ed economicamente sostenibile che, laddove arrivasse, sarei certamente felice di valutarlo e, per quanto possibile, di sostenere e valutare affinché abbia un buon esito”.

(pasquale bottone)

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