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Verso le politiche: a 15 giorni dal voto Prodi lancia un salvagente a Gentiloni

Verso le politiche: a 15 giorni dal voto Prodi lancia un salvagente a Gentiloni

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A quindici giorni dal voto sondaggi e previsioni sembrano univoci. C’è un’onda di destra in cui la miscela tra problemi sollevati dall’immigrazione e rancore sociale verso Unione europea e politiche economiche può premiare Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. E l’onda può diventare addirittura uno tsunami. L’interrogativo è verificare se quella coalizione avrà i numeri e l’unità politica per governare da sola. I 5 Stelle, nonostante qualche scandalo, non vanno molto al di sotto del 30 per cento. Il Pd viene accreditato intorno al 20 per cento. Liberi e uguali non supera nelle previsioni il 6-7.

E’ molto preoccupato di tutto ciò Massimo D’Alema, secondo i cronisti che lo seguono nel suo collegio elettorale del Salento. Tommaso Ciriaco, su “Repubblica” del 16 febbraio, ne traccia un ritratto meno spavaldo del solito: “Io ero fuori dalla politica. Torno per far rinascere la sinistra. Rischiando, perché non è detto che rientreremo in Parlamento”. E’ difficile capire se il plurale maiestatis è riferito a sé per le incerte sorti del proprio collegio uninominale o a Liberi e uguali. Ma dal tono dei resoconti delle iniziative elettorali dalemiane si desume che l’ex premier sente odore di trionfo della destra e poco di quel risultato “a due cifre” per Liberi e uguali di cui D’Alema parlava solo pochi mesi fa. La crisi del renzismo non sembra aver infatti liberato uno spazio autostradale a sinistra. Anzi, il fatto che Pd e Liberi e uguali non abbiano alcun punto di contatto tra loro nel presente e non ne prevedano in un futuro ravvicinato finisce per indebolire sia gli uni, sia gli altri.

Che il rischio sia quello che teme D’Alema, lo hanno compreso Romano Prodi, Walter Veltroni e Francesco Rutelli scesi in campo per il rush finale. Prodi si è schierato a fianco del rassicurante Paolo Gentiloni in una manifestazione a Bologna dichiarando di votare per Insieme, la mini coalizione di socialisti, verdi e prodiani accreditata a poco più dell’1 per cento nonostante l’adesione del Professore. Con Gentiloni è pure prevista l’unica iniziativa elettorale di Rutelli a Roma che non vuole lasciare solo il suo ex ghost writer di quando era sindaco della capitale (i due sono legati da un forte sodalizio politico, nonostante il lungimirante Gentiloni non abbia seguito Rutelli nell’abbandono del Pd nel 2009). Veltroni farà invece un comizio con Matteo Renzi e Gentiloni non smentendo la sua vocazione buonista e unitaria.

L’entrata in scena di Prodi, Rutelli e Veltroni sembra preludere a ciò che potrebbe accadere in caso di tracollo elettorale del Pd. I tre potrebbero costituire una sorta di “gabinetto di emergenza” per ricostruire quello che rimarrà del Pd. Prodi e Veltroni sarebbero i “salvatori della patria”, chiamati a gestire la fase di transizione post Renzi. Rutelli freme dalla voglia di tornare nell’agone della politica, dopo il parcheggio nel ruolo di presidente dell’Anica (Associazione industrie cinematografiche audiovisive multimediali) e di copresidente del fantomatico Partito democratico europeo (quello del francese François Bayrou). Su cosa i tre dell’Ulivo potrebbero ritrovarsi per stringere un patto resta tutto da verificare.
Attenti tuttavia a vendere la pelle dell’orso prima del 3 marzo, si dice dalle parti dei renziani dove si è convinti nel recupero finale tra la fascia degli indecisi (un terzo dell’elettorato) grazie al rassicurante Gentiloni e alle preoccupazioni diffuse non solo tra gli elettori del centrosinistra per un quadro politico destabilizzante. La soglia che indica il tracollo per il Pd è fissata sotto il 20 per cento. Se poi la lista Bonino (più Europa) superasse il quorum del 3 per cento e Insieme di avvicinasse al 2, la somma dei voti utili al Pd potrebbe superare addirittura il 25 per cento. Quest’ultima, smentendo i sondaggi, sarebbe una percentuale che potrebbe salvare Renzi dal naufragio e rilanciare Gentiloni verso un “governo del presidente” o una “larga maggioranza”.

(aldo garzia)

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