Usura, il cancro dell’economia: denunce in calo, ma il fenomeno potrebbe essere in aumento

C’è più o meno usura in Italia? La risposta è un rebus. I dati comunicati dalla Polizia di Stato dicono che nel primo trimestre di quest’anno sono stati denunciati 163 casi contro i 218 dello stesso periodo dell’anno scorso. Numeri difficili da interpretare, in pieno contrasto con il valore complessivo del business criminale del settore, calcolato da Eurispes in 82 miliardi di euro. Una spiegazione plausibile di questa palese contraddizione la fornisce Eleonora Montani, docente di Criminologia all’Università Bocconi di Milano: “Il dato relativo a usura ed estorsione è spesso molto difficile da leggere. Un calo normalmente è collegato a un’efficace strategia di contrasto, ma per quanto riguarda questi reati nello specifico molto spesso non è così. E’ possibile invece che l’usura stia aumentando e ci sia un sommerso più ampio. Sono episodi che si arriva a denunciare nel momento in cui c’è sicurezza e si sente di avere una rete di supporto. Di solito – aggiunge – si ricorre a prestiti usurari anche perché le banche faticano a dare credito in questa congiuntura economica. Le vittime si sentono, quindi, più fragili – spiega la Montani – e fanno fatica a denunciare”. Argomento ripreso pure da Ferruccio Patti, presidente Sos Impresa e vicepresidente di Confesercenti di Milano: “Non si denuncia? C’è paura. C’è sfiducia nelle istituzioni. La gente si rende conto che non ottiene risultati e, per non perdere tempo, sceglie di non denunciare. In molti tra i commercianti preferiscono cedere la propria attività agli aguzzini, per timore di conseguenze ancora più gravi – precisa Patti e spiega il funzionamento del meccanismo perverso dello strangolamento – Di fronte a una scadenza economica, se dalla banca non arrivano i soldi – i prestiti alle aziende, calcola Unimpresa, sono calati di oltre 42 miliardi nell’ultimo anno – allora ci sarà qualcuno, vicino, commercialisti e avvocati disonesti, società di recupero crediti poco affidabili, qualche impiegato di banca infedele, pronti a ‘darti una mano'”.
“L’usuraio? Aveva un aspetto rassicurante”. Raccontano le vittime. C’è un percorso obbligato che conduce dentro un tunnel senza uscita. “Dovevo ricevere dei soldi che non sono arrivati – confessa una vittima rimasta anonima – Ho cominciato a fare debiti. Prima una piccola cifra, poi via via l’importo è salito e sono finita nei guai. Non è stato un problema trovare chi mi avrebbe prestato quei 2500 euro. Sembra che nessuno li conosca, ma se chiedi in giro si sa. Sono persone normalissime, anzi a me quel signore anziano, vestito di tutto punto, mi era sembrato anche rassicurante. Mi ha dato quei soldi, poi, il debito cresceva. Non riuscivo a stare dietro agli interessi, sempre più alti, e mano a mano la cifra saliva. Passavo da uno strozzino all’altro per coprire il debito precedente”.

Aldo Musci

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