Una città deserta sarà sempre poco sicura: in garage le macchine, torniamo a ripopolare il centro come abitudine di vita

Si è letto sull’house organ della cronaca viterbese stamane di uno scippo in Via del Bottalone e del problema sicurezza cui accorato ha fatto riferimento l’ex sindaco Marini. Ora,   a parte che se uno scippo isolato (anche se a Viterbo non si era abituati a questi episodi, bisogna dirlo) dovesse essere considerato un problema per le sicurezza in tutte le province italiane da Cuneo a Ragusa dovrebbero stazionare in modo permanente carri armati e furgoni blindati; ma la questione è un’altra, è da tempo che le strade di Viterbo sono meno tranquille e accoglienti da percorrere, specie la sera, ma il tutto fa parte dalla mancata frequentazione da parte dei cittadini che ormai escludono certe zone dai loro itinerari perchè magari sprovviste di parcheggi o prive di spaziosissimi e soddisfacenti centri commerciali. Siamo al serpente che si morde la coda, la città non si percorre a piedi, quindi si svuota, quindi non è più il caldo ventre materno di una volta: ma non è che se la riempiamo di poliziotti di quartiere, esercito, polizia carabinieri, se la diamo in appalto ai privati per organizzare manifestazioni populiste che occupano ogni spazio e risorsa la situazione cambia. Bisognerebbe ripartire da una idea di città precisa, con un obiettivo da raggiungere, svuotare il centro storico di auto e parcheggi improvvisati, fare in modo che amministrazioni e cittadini collaborino fianco  a fianco affinchè le strade ritornino a popolarsi di vita e di gente, che la movida venga divisa tra più quartieri e che i costi dei locali commerciali vengano adattati a quelli di una città in crisi che ha bisogno di risollevarsi: ma a ritrovare la sana abitudine di passeggiare a piedi devono essere i cittadini, solo questi ultimi possono fare sì che quartieri desolatamente vuoti possano tornare a vivere: se non cambia la mentalità in tal senso non basteranno sindaci sceriffi, eventi hollywodiani  e mille altri espedienti a cambiare le cose.

(pasquale bottone)

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