Teatro Unione: Copenaghen, un debutto poco caloroso (per il freddo): ma la Tosca ci riscalderà (con l’impianto funzionante)

Da dicembre-gennaio 2017 Viterbo passa da zero a due teatri con un guizzo di improvviso benessere drammaturgico. Viterbo si rimette in riga per eguagliare o superare quello che teatralmente offrono paesi più o meno grandi della sua provincia: Carbognano, Montalto di Castro, Acquapendente, Tarquinia, Ronciglione. La qualità della stagione sembra all’altezza. Ma è tutto oro quello che luccica? Non proprio. Il debutto ufficiale della stagione del Teatro dell’Unione (in attesa di Caffeina, in azione da gennaio) è stato contrassegnato da un freddo quasi polare con la prima di Copenaghen. Probabilmente i gestori volevano riprodurre le condizioni climatiche del mitico incontro del 1941 tra i fisici Eisenberg e Bohr, tema portante del testo teatrale di Frayne per far provare al pubblico le stesse nordiche sensazioni dei protagonisti.
Lo stesso sindaco Michelini nelle prime file ha accennato a qualche brivido. La bassa temperatura ha eliminato anche il disagio di dover allestire il guardaroba. Tutti con cappotto e sciarpa prontamente rimessi addosso dopo qualche minuto. Durante lo spettacolo qualche utente (abbonati e paganti) ha avuto timore di qualche scossa lieve di terremoto. In effetti bastava una scossa di assestamento del vicino di fila per provocare la sensazione del sisma. Colpa di poltrone non proprio indipendenti l’una dell’altra ma soggette a sommovimenti quasi peristaltici. Nell’intervallo si è dovuta constatare la relativa disponibilità dei bagni (il freddo facilitava le evacuazioni urinarie). Per la platea un solo water closet con pari opportunità nel senso di una mancata divisione tra uomini, donne, disabili. Dunque lunghe file con la preoccupazione di riaffacciarsi in tempo per il secondo atto. Qualche problema anche per la decifrazione dei posti, una sorta di battaglia navale. In effetti dalle lettere bisognava discendere al numero della fila. Facile per A e B, meno per N che corrispondeva a fila dodici, l’ultima.La rappresentazione di Copenaghen ha ribadito poi i problemi tecnici evidenziati nelle varie ufficiose riaperture con ingressi a inviti (per i soliti noti). Acustica carente, soprattutto per i palchi più lontani.La tara ha origini strutturali perché l’eliminazione della buca dell’orchestra ha alternato la foniatria minando l’imperfettibile acustica originaria. E’ un teatro ovviamente senza bar e con scarsi servizi. Le critiche evidentemente sono a fine costruttivi perché è imminente (15 dicembre) il varo della Tosca, opera in tre atti da Giacomo Puccini e questa volta sicuramente qualche addetto avrà la lungimiranza di far scattare con anticipo l’impianto di riscaldamento. Non come per Copenaghen, appena due ore prima della messinscena.

Daniele Poto

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