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Teatri, musei, spazi collettivi a Viterbo: un rapporto difficile con la città

Teatri, musei, spazi collettivi a Viterbo: un rapporto difficile con la città

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A distanza di giorni, sopite le polemiche e, forse, trovati i giusti rimedi per non disperdere il valore dell’iniziativa del “Teatro Caffeina” qualche riflessione più approfondita si può fare. Prima ancora, però, è doveroso attribuire a Viterbo un record: la “cosa pubblica” interessa fino a un certo punto, meglio, si potrebbe dire, la riguarda molto poco. Citiamo un esempio eclatante: il Teatro dell’Unione. Di esso non si sa che sorte abbia, non si capisce il programma della imminente stagione, non si conosce nemmeno se i lavori, tanto strombazzati e con enfasi, siano veramente terminati, oppure manchino ancora le necessarie autorizzazioni (le stesse che hanno messo in crisi, a poche ore dall’apertura, il nuovo Teatro San Leonardo, oggi d’appannaggio dei promotori di Caffeina). Insomma, in questa città campo libero, senz’altro e lecitamente, alla libera iniziativa che porti idee, che si faccia carico d’investire.
Personalmente credo che tale intrapresa sia di strettissima attualità nel presente momento storico, così avaro di fiducia per le Istituzioni preposte a governare il tempo libero, l’istruzione, la formazione. Ma, ad una più approfondita lettura, tale “consegna” non rappresenta il meglio per la qualità della vita dei cittadini, comunque ostaggio di utilità che travalicano l’interesse collettivo, con il legittimo sospetto – come dimostrano tutti gli indicatori più autorevoli – che il “profitto” sia l’unica ragione che riesca a combinare rischio d’impresa con i costi, idee con l’investimento, successo e riuscita delle iniziative con l’economia sulle spese.

E allora, preso atto che le pubbliche amministrazioni (quella viterbese non si differenzia affatto da tale tendenza) non mettono più nemmeno un Euro per programmi e progetti pubblici, anzi si appoggiano integralmente sui finanziamenti regionali (le briciole, per la verità) che derivano, a loro volta, dal Governo, si assiste ad uno spettacolo desolante. Insomma, un gioco al ribasso che contraddice – tanto per fare un altro esempio – lo sforzo che, nel “caso virtuoso” di questa amministrazione viterbese come il Master Plan, indice in questi giorni un bando di gare per interventi a strade, a parcheggi e a zone camper (dice l’assessore Ricci: “Stiamo dando seguito a tutti i progetti programmati… via Garbini e Fortezze, lavori per oltre un milione di euro, gare al via… da una parte all’altra di Viterbo, ai nastri di partenza due interventi che hanno fatto parecchia strada prima del via libera… [Fonte: Tusciaweb.eu]). Ma queste, se non sbagliamo, sono gare per i costruttori: il progetto lo elabora il “tecnico dell’Impresa”, in aree e luoghi delicatissimi, già oggetto di studi e approfondimenti che, a questo punto, vengono buttati al vento. Una prova davvero encomiabile (se si vuole fare qualcosa, visto che è “…stata fatta parecchia strada…”), ma valida solo per la normale manutenzione, quella “ordinaria”, perché la “straordinaria” è ben altra cosa. Leggeremo attentamente i bandi, ma la domanda sorge spontanea: è mai possibile che le iniziative cittadine, quelle che riguardano tutti, che toccano da vicino gli interessi dei cittadini (i rifacimenti delle pavimentazioni stradali, per esempio, che implicheranno giorni e giorni di disagio) non prevedano uno straccio di programmazione? Possibile che detti finanziamenti non si incastonino in un “programma della città” ad ampio respiro? Perché Fortezze e Via Garbini sono due poli, a differente connotazione e destinazione, con evidenti problematiche di ricaduta sulle aree contermini.

Ma torniamo, circolarmente, alle questioni degli investimenti pubblici, pratica ormai abbandonata dalle pubbliche amministrazioni. In questa pagine è più volte apparso il rimpianto del Comitato Promotore per non avere avuto ricevuto nemmeno un civile segnale di “educazione minima istituzionale” per il futuro, eventuale, possibile Museo delle Macchine di Santa Rosa, così tanto improbabile da non meritare nessuna attenzione. Un Museo costoso? Forse. Un’idea troppo grande per Viterbo? Probabile. Ma perché non parlarne? Perché non fare ipotesi, aprire un percorso che – a costo zero – avrebbe portato economia e visibilità alla città? Mistero.

Purtroppo, il misuratore contemporaneo è il “denaro” che fa da schermo – come afferma Deneault nel suo “La mediocrazia” – davanti a tutto. Questa unità di misura media tutto ciò che ha un valore (come nei casi presi qui in esame) e si è imposta nella storia come straordinario vettore della mediocrità. Il denaro tende a livellare tutto in funzione della sua apparente neutralità. Ecco le ragioni di tutte le disattenzioni “per il bene comune, per l’interesse pubblico”, consegnato ai privati, dalle pubbliche amministrazioni. Per questo, occorre ritrovare – impresa improba e spericolata oggi – il senso delle cose che ci tengono insieme, marginalizzando viceversa, le cose che ci dividono.
Finché tale risultato non sarà all’orizzonte Viterbo, la nostra città, resterà avvolta nel suo ininterrotto e imbarazzante letargo.

Alfredo Passeri

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