Home Politica Storia del Signor Rossi, che fece della coerenza la sua ragione di vita, e per 4 anni ne sopportò di malefatte da Michelini e dalla sua giunta, povera anima!
Storia del Signor Rossi, che fece della coerenza la sua ragione di vita, e per 4 anni ne sopportò di malefatte da Michelini e dalla sua giunta, povera anima!

Storia del Signor Rossi, che fece della coerenza la sua ragione di vita, e per 4 anni ne sopportò di malefatte da Michelini e dalla sua giunta, povera anima!

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Uno può sopportare una, dieci, cento volte, ma alla fine sbotta: è quello che è successo al Signor C (all’anagrafe Signor Rossi) che ha guadagnato in questi giorni l’attenzione delle cronache cittadine per una filippica piuttosto rabbiosa ed insofferente nei confronti dell’amministrazione di cui fa parte. Rossi è stato compagno di viaggio per il centrosinistra in questi 4 anni affidabile e generoso: mai ha fatto mancare il suo appoggio a Michelini e alla sua giunta, memorabili  le sue partecipazioni ai consigli comunali piene di proposte, di inviti al dialogo, di voglia di difendere gli unici interessi che lui ha sempre avuto a cuore, quelli dei cittadini e della città. Il sindaco lo ha trovato sempre al suo fianco durante il  periglioso cammino, ha avuto in lui in ogni caso un alleato fedele prodigo di buoni consigli, un fratello, un amico: mai fu tentato il Rossi di mettersi in evidenza fuoriluogo, di cedere alle lusinghe di uno sterile protagonismo, di non esserci quando era il caso ci fosse, l’unica sponda sempre presente, rocciosa e protettiva, il centrosinistra al governo della città l’ha trovata in lui. Nonostante mai una decisione della giunta lo favorì, mai non diciamo un chissà cosa, ma una lecita preferenza, gli fu accordata, anzi lo stesso onorevole  Fioroni, la curia,  le altre istituzioni cittadine fecero di tutto per frenargli gli altruistici slanci vitali, negandogli appoggi e chiudendogli porte in ogni modo. E nonostante questo il signor Rossi giammai si lamentò, lui la polemica personalistica non sa nemmeno cosa sia, è sempre l’interesse generale che deve trionfare. Dopo quattro anni di stoica sopportazione e tante ingiustizie subite non possiamo non comprendere il suo sfogo di questi giorni, il suo guardarsi intorno in vista delle prossime comunali in più direzioni: il suo non è un tradimento, ma la certificazione della fine di un grande amore, la dimostrazione che dopo innumerevoli sofferenze la misura può essere colma: anche per un uomo tutto d’un pezzo che ha fatto della coerenza la sua ragione di vita. Anche per un professionista serio sempre al di sopra delle parti, che ha sempre malsopportato i teatrini della politica e i compromessi, elettorali e non, cui quest’ultima, tuo malgrado, sovente ti sottopone. E’ per questo che noi gli siamo vicini in questo momento di riflessione e di gioiosa ripartenza: l’augurio è che il suo rigore morale venga finalmente premiato e la tanta amata Viterbo gli possa regalare al fin un futuro prospero e sereno, come la sua anima linda e piena di metafisico amore per il prossimo merita.

(pa.bo)

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