Home Politica Sempre più avvoltoi sul cielo della Tuscia: ed una intera provincia continua a perdere opportunità e futuro
Sempre più avvoltoi sul cielo della Tuscia: ed una intera provincia continua a perdere opportunità e futuro

Sempre più avvoltoi sul cielo della Tuscia: ed una intera provincia continua a perdere opportunità e futuro

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Qualche considerazione sul futuro che vedo delinearsi in Tuscia dal punto di vista paesaggistico. Il territorio è ormai al centro di una massiccia speculazione. L’avidità di molti si sta abbattendo su un territorio la cui forza, fino a poco tempo fa, era proprio il suo essere quasi totalmente incontaminato. Invece oggi vediamo noccioleti ovunque, pale eoliche messe (come ho già avuto modo di dire ad cazzum) una qui, una lì, una su, una giù, società che propongono impianti anaerobici per il trattamento della forsu per produrre biometano, progetti di geotermia, fotovoltaico a terra e chi più ne ha più ne metta. Mi voglio permettere una piccola risposta ai fautori di tutto ciò: ma ‘stafava. E mi spiego.

1 Le pale eoliche sono da incentivare. Ma ‘stafava. Non così. Realizzate in questo modo assolutamente selvaggio sono, nel migliore dei casi inutili, nel peggiore dannose, come ci ha ben spiegato l’amico Massimo Tomasini. In realtà, così come spuntano oggi, sono solo il frutto di incentivi che non rispondono ad alcuna seria programmazione. Ma tanto chi se ne frega, mi metto una bella pala eolica sul balcone e chi si è visto si è visto. E mi faccio anche un po’ di soldini. Questo sembra essere il ragionamento di molti, privati cittadini e piccole società. Immagino ci guadagni chi vende il terreno… o chi lo da in concessione…fondamentalmente è, comunque, sempre una questione di tornaconto personale. Io personalmente sono favorevolissima all’energia eolica purché seriamente programmata. Una pala eolica a due metri dal sito templare di Castell’Araldo a Marta, per esempio, cosa significa?

2 Gli impianti anaerobici sono un modo sostenibile di trattare la forsu. Ma ‘stafava. Sono l’ennesima speculazione finanziaria con cui le società proponenti vogliono partecipare alla corsa agli incentivi, sia per quanto riguarda i costi del conferimento della forsu stessa, sia per quanto riguarda quelli legati al biometano che si rifanno ad alcuni decreti del 2011, in attesa di un ulteriore decreto annunciato dal Ministro per l’Ambiente entro l’estate. Quindi, ancora una volta, soldi. Senza contare che le società che propongono ai comuni questi impianti sono, praticamente sempre, srl finte, con un capitale sociale corrispondente al minimo necessario per costituire, appunto, una srl. Questi “fastidiosi mosconi” che, appunto come le mosche, amano la monnezza, non fanno altro che speculare sulle autorizzazioni che poi si rivendono alle società (quelle grosse) che realizzeranno gli impianti. E giocano spesso sulla ormai cronica disastrata situazione di bilancio di molti comuni che si possono sentire solleticati dall’idea di guadagnare qualche eurino. Ma il tutto, sempre, in un’ottica che non va al di là della distanza tra naso e ombelico. Visione a lungo termine sarebbe incentivare impianti a digestione aerobica di comunità. Ogni paese il suo. Ma la finanziarizzazione di ogni cosa non li considera convenienti.

3 La geotermia è utile dal punto di vista energetico e ambientale. Ma ‘stafava. La geotermia ad alta entalpia, come dimostrato da studi epidemiologici, è dannosa. E non risponde neanche ad un reale soddisfacimento di fabbisogno delle comunità. Ma naturalmente, anche qui, in ballo ci sono soldi, molti soldi, per esempio finanziamenti europei e cosette simili. Alla faccia dell’assurdità di situazioni, come quella di Farnese e Ischia di Castro, in cui la minaccia è costituita dalla richiesta di realizzare 4 pozzi esplorativi, dalla richiesta da parte di Enel Green Power di riaprire l’ex centrale di Latera (che già qualche danno lo ha causato) e dalla richiesta di un simpatico orvietano di aprire un impianto pilota sempre a Latera. Ma è normale tutto ciò? E anche in questo caso le promesse, false, son sempre le stesse: soldi e lavoro. E c’è chi, ancora, ci crede. E intanto la Regione valuta ( ma cosa ci sarà da valutare) e il Ministero competente fa finta di basare le proprie decisioni su dati scientifici e perizie tecniche che, spesso, hanno l’odore del soldo.

4 Le nocciole faranno del Lazio la regione di eccellenza per la produzione di queste supposte di Nutella. Ma ‘stafava. Tempo fa il governatore Zingaretti, tra una foto e l’altra a Civita di Bagnoregio, esaltò l’accordo quadro che la Regione Lazio aveva siglato con la Ferrero per impiantare noccioleti ovunque. Che, come tutti sanno, tranne la giunta regionale, sono quanto di più impattante e inquinante dal punto di vista ambientale. Ignorando anche la storia del territorio che, da tempo immemore, è terra di olio e vino. Vero che il nocciolo era una pianta sacra per gli etruschi (che se stanno vedendo cosa succede alla loro terra, spesso anche con la complicità di chi, degli etruschi, dovrebbe essere erede, probabilmente stanno vomitando) ma ai loro tempi era usato per scopi sacri e non coltivato in modo intensivo per far contento il signor Nutella. Signor Nutella che, quando scoprirà che, magari, nel Burkina Faso potrebbe ottenere prezzi ancora più convenienti, lascerà la tuscia e i tusciani idioti che ci sono cascati. Invece di stendere tappeti rossi per chi produce queste due delizie tusciane, (olio e vino, ma anche legumi) la Regione incentiva la coltivazione intensiva di nocciole. Distruggendo la biodiversità e trasformando tutto in una monocultura. Che, tra le altre cose, ha bisogno di una quantità spropositata di acqua. E proprio in questi giorni il Governatore ha chiesto al Governo lo stato di calamità per la siccità nel Lazio. Viva la nocciola. Io ormai ho un incubo ricorrente: che il signor Ferrero, di notte, impianti un noccioleto anche a Poggio Bricco.

Noccioleto intensivo nella Tuscia
5 Il fotovoltaico a terra …ma ‘stafava e basta. Qui è meglio stendere un velo pietoso. Sarebbe stato meglio stendere, per esempio, i pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici pubblici. O no? No, meglio bruciare ettari e ettari e ettari di terreno agricolo.
Ps: Il PD, oggi, ha pubblicato un post, poi ritirato, in cui a proposito degli immigrati diceva: “aiutiamoli a casa loro”. Mi viene voglia di dire: “Ridateci la Polverini” E ‘stafava.

Scapperebbe da ridere se non ci fosse da piangere nel constatare che è tutto e sempre un problema di cultura, che non c’è, e quand anche ci fosse è completamente oscurata dall’avidità di chi, per un euro in più venderebbe anche le ceneri della propria madre morta. E se non è morta magari l’ammazzerebbe pure. La Tuscia sta diventando, suo malgrado, palcoscenico del più triste, patetico e criminale teatro dell’ignoranza e della mancanza di una visione del futuro. Visione che, sola, può davvero far capire che la vocazione (e la ricchezza) di questo territorio è ben altra.

Teatro che si nutre del triste balletto di complicità tra politica, soldi e parte (perché così è) della popolazione. Non tutta per fortuna. Ma una parte ahimè sì. Quella parte che mal sopporta “il forestiero” quando questo è persona tranquilla e civile che in Tuscia magari ha deciso di viverci. Mal lo sopporta quando questo “forestiero” magari vuole fare qualcosa per il territorio ma gli si mettono i bastoni tra le ruote in ogni modo, rosicando sostanzialmente perché da fastidio che “il forestiero” faccia ( o tenti di fare) quello che questa parte non ha voluto/saputo fare. Invece accoglie a braccia aperte quel forestiero con i soldi che si presenta sotto forma di multinazionale o latore di soldi e lavoro che, alla fine, non ci saranno.

Ma questo è quello che accade quando qualcuno si abitua a pensare che non ci sia alternativa. Quando ci si abitua ad aspettare che dall’alto qualcuno risolva i problemi proponendo la strada più breve (in fondo devastare il territorio è questione di un attimo, non ci vuole molto tempo, ma sai poi che ricchezza arriva…). Allora il male maggiore qualcuno si abitua a considerarlo il male minore se, in cambio, porterà prosperità. ‘Stafava. Il male maggiore resta male maggiore e non porterà nessuna prosperità. Ma una povertà ancora più profonda. E non parlo solo di povertà economica. Peccato

Geraldine Meyer

discoverytuscia.blogspot.it

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