Home Politica Se il centrosinistra piange, il centrodestra non ride: la politica viterbese ha sempre più l’elettroencefalogramma piatto
Se il centrosinistra piange, il centrodestra non ride: la politica viterbese ha sempre più l’elettroencefalogramma piatto

Se il centrosinistra piange, il centrodestra non ride: la politica viterbese ha sempre più l’elettroencefalogramma piatto

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Siamo obiettivi, la politica a Viterbo si è fermata con il ritiro dalle scene di Gabbianelli e Gigli: i due litigavano, duellavano, non si sottraevano a scontri molto duri e a battaglie anche personali, ma erano due personaggi di statura e non abbassavano mai il livello, tutt’al più potevano inasprire i toni del dibattito. Gabbianelli, a metà tra fine anni anni 90 e inizio anni duemila aveva diffuso poi una sua visione ben precisa della città, non gli mancavano le idee, la fermezza, la mentalità vincente, la preparazione tecnica: lo stesso Gigli, anche se più legato ad un tipico tatticismo di marca democristiana, di cui era maestro, era un politico di statura notevole, con cui il dialogo, anche serrato, era possibile ( anche se Gabbianelli aveva in più una mentalità più aperta al nuovo, alla sperimentazione, a fare in modo che viterbo uscisse da un frustrante isolamento). Dopo di loro il nulla, solo politica di basso profilo, di clientele o cinica difesa degli interessi di quello o quell’altro: deludentissimo lo stesso Fioroni che, pur essendo politico di rilevanza nazionale, non si è certo impegnato più di tanto a risollevare le sorti della sua terra natìa, preferendo il divertimento egoistico dei “giochi con la scacchiera” ( “sposto quello e quell’altro a mio piacimento). La politica viterbese ha l’encefalogramma piatto, se il centrosinistra piange, il centrodestra non ride: mancano politici che abbiano passione e serietà d’intenti, la qualità generale è assai scadente, mancano del tutto figure carismatiche che uniscano la forza d’impatto ai contenuti, abbondano le figure caricaturali di leader e leaderucoli. Il dopo Michelini si annuncia quindi molto poco roseo, con forze d’opposizione assai spente (compresi i 5 stelle atipici e oligarchici di Viterbo), qualche tentativo civico di movimento che almeno lavora sodo (20 20 della Frontini) e un mare di ambiguità senza fine, a parte la testardaggine di un socialista di lungo corso come Sergio Insogna che ha ripreso in mano il partito e promette di dar battaglia senza cedere ad accordi col pd al ribasso. L’impressione è che se non si leverà qualche nuova voce chiara e stentorea di qui alle prossime comunali, si andrà verso il vuoto assoluto.

(p.b.)

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