“Scippo” per strada, non è più un caso isolato: cronaca di una microcriminalità in aumento in una città “vuota e abbandonata”

Si può dire che i furti in appartamento e le rapine alle banche e alle gioiellerie non sono mai mancate da queste parti, ma a Viterbo il cosiddetto “scippo” per strada non era mai stato molto diffuso nè temuto, i casi limitati e rari. Inutile negare che da qualche tempo le cose sono un po’ cambiate però perchè di scippi se ne vedono e se ne sentono con sempre maggiore frequenza: solo nelle ultime settimane i casi apparsi agli onori delle cronache sono stati minimo due o tre, basti pensare alla signora rapinata e buttata a terra ieri a Cappuccini. Ora non è che il problema si può risolvere gettando la croce solo addosso agli immigrati (pare che l’autore dello scippo di ieri non fosse di nazionalità italiana) o ai disadattati, drogati o chissà chi, bisogna però ammettere che la città dei papi non è più tranquilla come un tempo, oggettivamente, e non immune da episodi di microcriminalità che nemmeno la sfioravano. Lo scippo in una grande città è fisiologico, problema direttamente proporzionale alla grande quantità di persone che si muovono nell’area urbana, in una cittadina come Viterbo diventa segnale di malessere e di una frequentazione del luogo molto peggiorata negli anni. Il capoluogo della Tuscia, con la sua crisi economica e morale, strutturale e politica, sconta così il fatto di essere sempre più zona di passaggio per delinquentelli, malavitosi, individui loschi che le si avvicinano profittando del torpore generale: perchè una città abbandonata a se stessa, con poca vita, con un centro storico in condizioni pietose e periferie degradate non può pensare di attrarre abitanti che la aiutino a crescere, investano e la scelgano come loro ambita dimora. E gli scippi in aumento valgono più di una ricerca sociologica.

(pasquale bottone)

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