San Pellegrino invasa da rumore, degrado e intrattenimento fast-food: come il pensiero affaristico-oscurantista soffoca sempre più un quartiere gioiello

Succedono cose incredibili a Viterbo: basti pensare al quartiere San Pellegrino, di interesse storico a livello internazionale, che ormai è diventato il quartiere della movida giovanile e dei festival sagra. Di solito le città sfruttano le proprie ricchezze, non le sperperano: qui da noi succede invece che le possibili risorse vengano ignorate o oppresse dalla ricerca del piccolo utile per pochi. Un comportamento assurdo, potremmo dire patologico e masochistico, specie in periodi di disoccupazione cittadina a livelli record: la Viterbo delle botteghe artigiane, dei locali caratteristici, del divertimento non necessariamente invasivo e rumoroso è stata letteralmente spazzata via dallo svago di massa senza identità, dal consumismo massificante più bieco e rovinoso per la città. Ed ora bisognerà vedere se quando qualcuno deciderà di intervenire non sarà troppo tardi per farlo: non esistono poi in giro figure di politici liberi e coraggiosi in grado di favorire una nuova progettazione del centro storico, di valorizzarlo, non mancano solo la mediocrità e la ricerca del tornaconto personale. E agli abitanti di San Pellegrino capita quotidianamente di dover vivere in questa confusione senza senso, di non poter neanche protestare per il timore di essere tacciati di luddismo, di conservatorismo anacronistico: quando un diffuso pensiero affaristico, piccolo piccolo, meschino e oscurantista, si impossessa di una città trovando terreno fertile nella considerevole arretratezza culturale di quest’ultima è difficile persino capire come reagire e addirittura può essere più facile e risolutivo andar via.

(pasquale bottone)

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