Roma, omicidio Di Pietrantonio: perchè è esemplare la condanna all’ergastolo di Vincenzo Paduano

È stato condannato all’ergastolo Vincenzo Paduano, l’ex fidanzato di Sara Di Pietrantonio, processato per averla aggredita, tramortita, stangolata e data alle fiamme, il 29 maggio 2016 in via della Magliana, a Roma.

La sentenza è arrivata dopo due ore di camera di consiglio. Ad attenderla i genitori e le amiche e gli amici di Sara.

Paduano era accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla minorata difesa, di stalking, di distruzione di cadavere e dell’incendio dell’auto della vittima.

Una sfilza di reati, un verdetto senza sconti: all’uscita dall’aula del tribunale il papà di Sara  è in lacrime; visibilmente emozionata la mamma dichiara : «È una sentenza giusta e morale, lui non si è mai pentito. Un primo gradino importante, ma chissà… potrebbero fare appello. Ho vissuto in apnea per circa un anno, adesso prendo una boccata d’aria fresca ma tornerò subito in apnea, perché Sara non me la ridarà nessuno».

Il giudice dell’udienza preliminare Gaspare Sturzo ha quindi accolto in toto la ricostruzione della pm Maria Gabriella Fazi, che aveva chiesto appunto il carcere a vita.

Qualora la sentenza venga confermata fino alla Cassazione, Paduano sconterà l’ergastolo senza isolamento diurno: questo lo sconto di pena concesso per via del rito abbreviato.

 

Vincenzo Paduano aveva frequentato Sara per un paio di anni, tra alti e bassi; il ragazzo non riusciva a digerire il fatto che Sara avesse allacciato una storia con un altro.

Per questo non cessava di perseguitarla con mail, chat e sms.

Tuttavia Sara, 22 anni, non aveva voluto interrompere del tutto il rapporto, tanto più che aveva pure presentato Paduano alla madre. Così la sera del delitto aveva accettato l’ennesimo appuntamento: non poteva immaginare che l’ex fidanzato aveva deciso di chiudere i conti.

 

Nei pochi mesi di indagini la Procura di Roma ha recuperato alcuni post, piuttosto espliciti, scritti dall’imputato su Facebook due ore prima dell’omicidio – «Quando il marcio è radicato nel profondo ci vuole una rivoluzione, tabula rasa. Diluvio universale» –  e ha ricostruito, andando a ritroso, un contesto di minacce subite da Sara che l’ex pretendeva di controllare a distanza, monitorando ogni suo movimento e ogni sua frequentazione.

Per sette giorni, lo scorso anno, Paduano ha pedinato Sara di nascosto.

Gli investigatori hanno ricavato questo dato dal Gps, il sistema di navigatore installato nella sua auto che lo aveva inchiodato il giorno del delitto.

Il Gps in sostanza aveva in memoria i percorsi compiuti da Paduano durante tutta la settimana precedente all’omicidio, registrando come l’uomo sia andato diverse volte sotto casa di Sara, sotto quella del nuovo fidanzato (Alessandro G.), di un’amica di Sara, fuori dalla palestra e dall’Università frequentata dalla ragazza.

Così viene ricostruita anche la dinamica del delitto. Lui che esce dal suo posto di lavoro (vigilante in orario notturno) lascia sulla sua scrivania il cellulare in ricarica, va ad aspettare Sara sotto casa di Alessandro poi la anticipa con la sua auto, raggiungendo la strada che l’ex percorre per rientrare a casa.
In un tratto di via della Magliana, una strada periferica, buia e isolata, si apposta con la sua auto. Quando passa Sara a bordo della sua Toyota Aygo, la sperona, la fa scendere dalla macchina, una breve discussione, poi la strangola (5 minuti al massimo) e infine cerca di disfarsi del cadavere dandole fuoco con una tanica di benzina che aveva acquistato qualche giorno prima.

Tutti elementi che per la procura significano una cosa sola: premeditazione. Riconosciuta ora anche dal tribunale.

 

Quella di oggi è un segnale di condanna sociale, una giusta sentenza per contrastare e arrestare l’intollerante ed incessante numero di donne uccise per le proprie scelte di libertà.

Carla Santoro

 

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