Regionali 2018: Ecco perchè Zingaretti rivincerà: il “suicidio perfetto” di Tajani e della Meloni

Manca un mese e mezzo all’election day, ma, almeno  a livello regionale, i giochi sembrano fatti: dinanzi all’attivismo e alle varie alleanze strette da Zingaretti e al movimentismo pentastellato, il centrodestra sembra quasi uscito di scena. L’unico di cui si parla appartenente a quest’ultima area politica è il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi che, non preso in considerazione da Tajani e dalla  Meloni,  con troppa faciloneria probabilmente, continua a percorrere in lungo ed in largo il Lazio, lanciato in una corsa che sembra inarrestabile verso la conquista di percentuali di tutto rispetto alle prossime regionali ( i sondaggi pare lo diano intorno al 15%, con 6 seggi a quel punto assicurati).  Il centrodestra,  invece di ostinarsi nella scelta di un candidato di bandiera sicuro perdente, avrebbe forse potuto accordarsi in tempo con  Pirozzi e farlo suo candidato, non lo ha fatto e rischia di perdere una buona fetta del suo elettorato che si sente più rappresentata oggi come oggi dal sindaco di Amatrice piuttosto che dagli uomini di Forza Italia e Fratelli d’Italia: l’unico ad averlo capito è stata la Lega, rimasta inascoltata. Ed ora il centrodestra di Tajani e della Meloni rischia di perdere il consenso dei tanti “pirozziani” in fuga dall’ex Polo delle Libertà , non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale: “pirozziani” che potrebbero  astenersi alle prossime politiche o addirittura votare 5 stelle e che potrebbero far precipitare il centrodestra ufficiale a percentuali da incubo. Come vedete, se non per  l’opposizione della Lombardi, Zingaretti non avrà problemi ad imporsi alle prossime regionali e non è detto che, dopo il voto, se non supererà il 30%, non  possa dialogare proprio con Pirozzi che ha un tipo di programma pragmatico e che potrebbe appoggiarlo su fatti concreti: d’altronde è difficile che qualcuno concluda la battaglia per la conquista della Pisana con una maggioranza schiacciante che gli consenta di governare autonomamente, una vittoria col 30% o giù di lì porterebbe alla conquista di 25 seggi che non assicurano libertà di movimento e di governo: ecco perchè dal 4 marzo in poi  potrebbero aprirsi scenari anche clamorosi e potrebbero saltare molte teste all’interno di  un centrodestra sempre meno presente sul territorio, abulico e rinunciatario, preoccupato di far rimanere in vita nomenclature ormai senza seguito, che il suo stesso elettorato non vuole più. Ecco perchè,  vedete,  Zingaretti ha già vinto e Tajani e la Meloni per non vincere hanno scelto il “suicidio perfetto”.

(p.b.)

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