Razzismo e “speculazioni passerella”: Carlo Galeotti e il coro monofonico delle finte verginelle indignate

Viterbo passerà agli annali non solo per la sua classe politica e dirigente men che mediocre, scelta con criteri familistici e super “local” (oltre porta faul c’è la frontiera), ma anche per i suoi intellettuali alquanto bizzarri che si sentono premi pulitzer, fenomenali comunicatori solo perchè magari hanno visto aumentare i clic dei loro giornali nelle zone di Castel D’asso e Tobia e subito vi costruiscono sopra patetiche apologie di se stessi e della loro testata comparata addirittura ai maggiori quotidiani nazionali (ma se li fa stare meglio perchè negarglielo?). Il più noto di tali fulgidi rappresentanti del mondo dell’informazione stra-local è sicuramente il celebre (a Viterbo e settecasati) Carlo Galeotti (nella foto), direttore di quel Tusciaweb che tutti leggono (e questa è una obiettiva verità): ebbene il barbuto e attempato Carlo è ben conosciuto per i suoi frequenti cambi di umore caratteriali (ma i geni nati in Tuscia, si sa, sono incostanti), per l’incoerenza “fantasiosa” delle sue posizioni e per le battaglie pretestuose che ogni tanto si inventa forse per combattere la noia della vita in provincia. Ultimamente il fine opinionista viterbese, come fa all’occorrenza, è salito su un brutto episodio di razzismo virtuale (odioso e condannabile) per costruirci sopra un “caso epocale” e coinvolgere tutte le indignate platee di pudici politici antirazzisti innanzitutto. L’odiosa vicenda di discriminazione via internet ha visto come protagonisti qualche imbecille che ha esultato su facebook per la morte di un ragazzo di colore avvenuta per annegamento nel lago di Bolsena: un comportamento inqualificabile che meritava una ferma condanna e l’immediata denuncia alla polizia postale e l’uso di termine di definizione per il colpevole di insulti di stupido essere, uomo senza dignità, imbecille qualificato: invece il Galeotti ci ha giocato su per mettere insieme un gigantesco caso di Viterbo razzista e coinvolgere il coro delle verginelle indignate, pietose e piangenti che gridano allo scandalo. Peccato che le stesse non si indignino quando il cronista d’assalto Galeotti pubblica la foto di operai feriti gravemente sul lavoro in tempo reale, foto giganti di vittime di incidenti stradali o di casi di cronaca con alcun rispetto della privacy. Evidentemente i corifei del grido di dolore soffrono solo a comando ed in determinate situazioni, altrimenti avrebbero già chiesto al direttore Galeotti di percorrere le strade di un giornalismo più corretto e meno morboso, più attento realmente a quello che di interessante e valido succede magari nel territorio e meno al rientro pubblicitario (leggasi sponsor o scambi di consulenze) che gli forniscono le notizie e gli interventi che pubblica. Perchè il razzismo c’è, eccome c’è a Viterbo, ma non riguarda solo il nero annegato o il commerciante penalizzato(?), ma tutti i cosiddetti “forestieri” che magari per questa città si sforzano di dare tanto da anni e vengono combattuti con maligna opposizione preventiva etnica dal tristissimo giro delle parrocchiette cittadine sempre più torve e chiuse in se stesse come si conviene a chi trova pace e voglia di vivere solo se isolato dal mondo e re incontrastato dei suoi sempre più angusti spazi di espressione e di pensiero.

(p.b.)

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