Quel mal di vivere che prende Viterbo e provincia e porta alla perdita di senso: troppi suicidi per non affrontare il problema

Che il periodo non sia dei migliori per nessuno è fuori di dubbio, per un’infinità di motivi, ma che in Tuscia si siano verificati 7 suicidi in un mese non è affatto normale, è segno di un malessere che  è sempre più diffuso e va affrontato e non più ignorato. Il gesto di togliersi la vita attiene innanzitutto al personale, ovviamente, in primis parte da lì, ma non ci si può più nascondere che il clima in cui si vive, le energie che ci circondano, la precarietà crescente di esistenze che fanno sempre più fatica a trovare un senso il loro peso ce l’hanno: purtroppo viviamo in una provincia che soffre più di altre la crisi economica e morale, tra disoccupazione e malapolitica, mediocrità delle classi dirigenti  e rassegnazione al peggio che coinvolge larghi strati di popolazione.  E’ il  mal di vivere, la noia, il disorientamento che  sembrano farla da padrone nel capoluogo ed in questa bella e mai valorizzata provincia: un ‘aria di atavica mancanza di passione e gioia di vivere, di rifiuto di crescita e di confronto con l’esterno che appiattisce e immalinconisce l’anima assieme al culto del più forte, al familismo più sfrenato,  impietoso e cinico. Viterbo  e la Tuscia sono stati baciati dalla fortuna, hanno un terra bella ed unica nel suo genere, ma non sanno farne tesoro, preferiscono la normalità della monotonia, i giochi già fatti, le scarse certezze  da conservare nei secoli. Eppure i motivi per ripartire, per rianimarsi ci sarebbero tutti,  a cominciaree  da un approccio meno disincantato e fatalista alle cose, più partecipe ed ottimista: lasciarsi andare al peggio,  a questa cupezza disarmante potrebbe essere una strada senza ritorno: dobbiamo farlo per loro, per quelli che non hanno trovato la forza di andare avanti,  perchè fuori può essere ancora giorno, dopotutto,  su una terra incantevole,  ma tanto bisognosa di nuova luce.

(pasquale bottone)

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