Home Politica Piazze vuote no, ma neanche piazze solo del commercio: mostre, artigianato ed esposizioni temporanee per una più vera identità cittadina
Piazze vuote no, ma neanche piazze solo del commercio: mostre, artigianato  ed esposizioni temporanee per una più vera identità cittadina

Piazze vuote no, ma neanche piazze solo del commercio: mostre, artigianato ed esposizioni temporanee per una più vera identità cittadina

0
0

Se tanta gente ama le bancarelle, gironzolare tra esse, guardare, ogni tanto fare un acquisto (un oggetto colorato, un giocattolo, un dolce) vuol dire che il meccanismo di esporre, mettere in mostra, funziona. Ma dove? Lungo le vie strette e che racchiudono, tengono insieme i banchi d’esposizione e i potenziali acquirenti. Le piazze, per esempio, quasi mai si prestano a tali scambi. Perché lo spazio definito dai monumenti antichi non è pensato “solo” per il commercio; tranne le piazze che, nei loro toponimi, contengono il significato specifico di tale commercio: Piazza delle Erbe (denominazione diffusissima in molte città, destinate per lo più alla vendita degli ortaggi), Piazza dei Caprettari (a Roma dove, evidentemente, si svolgeva la tratta delle capre), Foro Boario (sempre a Roma, per la compravendita dei buoi).

Queste denominazioni hanno lasciato il segno e molto spesso conservano la funzione primaria per le quali vennero coniate.
Anche Viterbo è ricca di denominazioni che contengono il “destino del luogo”: Piazza delle Erbe appunto, Piazza della Morte (di margine al camposanto per la sepoltura dei morti). Rispetto a ciò che precede, come si fa a non tenere conto di tali straordinarie vocazioni, che contengono messaggi, che simboleggiano l’identità di uno spazio che si è, a lungo, determinato anche grazie alla sua denominazione? Ogni violazione con incongrue, invasive, spessissimo chiassose e volgari occupazioni, rappresentano una violenza. Succede a Viterbo troppo spesso, perché si confonde il commercio minuto con il commercio a tutti i costi.

E non bastano i rimandi a situazioni apparentemente “analoghe”, soprattutto di tavoli all’aperto per il pranzo o per la cena, lungo assi o piazze di fama celebrata. I casi in questione hanno radici molto diverse e tradizioni culinarie che, di certo Viterbo, non possiede e non ha mai prodotto. In fondo, a pensarci bene, non produrrà mai. È altra la vocazione del nostro polo della Tuscia che – come si evince dai molti interventi su questo stesso blog – è in “cerca d’autore”: le piazze viterbesi dovrebbero rassomigliare più alla tradizione contadina immortalata nelle foto di Sorrini.

Luoghi d’incontro molto affollati, dove si parla, si parla, si parla… Non è ciò che piace di più ai viterbesi? Senza nulla togliere a Caffeina e alle altre lodevoli iniziative che, periodicamente, si svolgono in città, il destino di Viterbo è quello – semmai – di elevarsi di tono, conservando la sua tradizione di cui sono gelosissimi i viterbesi. Personalmente credo che “mostre ed esposizioni temporanee a Viterbo” avrebbero successo con stand di antiquariato e di modernariato rustico della tradizione contadina. Che mettono in mostra oggetti e arredi così tanto ricercati da chi si occupa di arredo e “ricicla” (in senso buono e di qualità) il vecchio mobile della nonna, il lacerto di costruzione della casa avita (a mo’ di asse per un letto), o le porcellane del servizio da caffè trovate in una cassa. Mostre con stand che siano essi stessi oggetti bellissimi da guardare con ammirazione, alla maniera del bel tempo antico, quando contava anche il dettaglio.

Alfredo Passeri

foto tusciaup

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cookies help us deliver our services. By using our services, you agree to our use of cookies. More Info | Close