Piazza San Lorenzo, Piazza del Plebiscito, Piazza San Pellegrino sono i simboli delle città, non possono essere “occupate” a lungo… L”intervento dell’Arch. Giacomini

Viterbo è sicuramente una delle città italiane con le emergenze storico-monumentali di eccezionale qualità la cui conoscenza è riservata a pochi e che lentamente si sta diffondendo.
Il presente testo non contiene ricette specifiche, è un omaggio alla città , un invito a guardarla spostando il punto di vista dalla consueta visuale per scorgere aspetti non immediatamente percepibili.
Quando si parla di città/centro storico non si può prescindere dal tessuto edilizio meno rilevante architettonicamente poiché concorre a rendere un contesto unico e irripetibile. Nel caso di Viterbo, a ciò che è racchiuso dalle mura, dovrebbe essere attribuita una sorta di sacralità che ha comunque una sua vitalità che si confronta quotidianamente con le mutevoli istanze positive/negative della società contemporanea.
I luoghi del centro storico come Piazza San Lorenzo, Piazza del Plebiscito, Piazza San Pellegrino … sono il simbolo della città e come tali non possono essere occupati sistematicamente e in maniera disinvolta ogni volta che si organizza un evento anche se rilevante per la città – si dovrebbe ripensare e ridimensionare il periodo di cessione della piazza oltre ad un controllo scrupoloso delle istallazioni che dovrebbero esaltare e non celare gli edifici storici e lo stesso spazio urbano.
Il centro storico di Viterbo dovrebbe essere visto come un organismo vivente, in continua trasformazione, da valorizzare e non da sfruttare, un luogo di estrema fragilità.
Una fragilità che è anche forza e grande bellezza dove l’uomo deve essere l’attore protagonista che si muove in uno spazio irripetibile che si può meglio percepire passeggiando la notte o la mattina presto per le vie del quartiere medievale e non solo, ascoltando il rumore dei propri passi e immersi in un luogo lontano nel tempo come è stato ben dipinto da Vitaliano Brancati “Questa non è una rovina, non è un’antichità: è un cadavere del Medioevo, coi piedi ancora sudati”.
Solo parte del dibattito attuale, purtroppo, è incentrato intorno alle ingombranti autovetture; i centri storici non sono compatibili con le auto diventate una nostra appendice a cui difficilmente rinunciamo. E’ anche a causa dello stretto rapporto che abbiamo con le auto che si sono sviluppati i centri per il commercio e nuovi tristi quartieri con ampie strade e parcheggi col risultato che il centro storico ha perso un numero cospicuo di residenti, piccoli negozi … La parte antica della città, anche se poco abitata, resta comunque il luogo/città sedimentato nell’immaginario collettivo dei cittadini e meta imprescindibile dei visitatori e pertanto è presa d’assalto da diversi fronti compresi quelli che abitano “fuori le mura”.
Il mal funzionamento e la carenza di sistemi di trasporto, alternativi alle auto private, contribuiscono ad amplificare il problema della gestione della viabilità che dovrebbe comunque rientrare in un progetto generale di governo dell’intera città. La grigia Bilbao è risorta con la realizzazione di un museo che è diventato il motore, il cuore pulsante della città.
A Viterbo si dovrebbe costruire ben poco di nuovo, si dovrebbero valorizzare e rendere fruibili gli edifici o complessi inutilizzati come ad esempio la chiesa di Santa Maria in Gradi, il convento della SS. Trinità, la chiesa di Sant’Orsola, l’ex ospedale, Palazzo Farnese, il Palazzo di Donna Olimpia, la chiesa di Santa Croce, la cinta muraria, le Terme Inps … Sono da facilitare le procedure abilitative per i cambi di destinazione d’uso e facilitare, in maniera disinteressata, l’intervento di capitali privati.
Manca un Sistema, una cabina di regia, un progetto condiviso che dovrebbe mettere in sordina i piccoli interessi.
Lavorare su progetti ambiziosi e di grande respiro in Italia è stato quasi sempre impossibile, si sono spesso affrontate problematiche episodiche tranne casi in cui le amministrazioni hanno operato sulle emergenze (alluvioni, terremoti, frane, guerre) con risultati non sempre accettabili. Urbino è la città che ha insistito felicemente sull’Università non sprecando le opportunità che si sono presentate; Terni con l’attuazione dei vari Programmi di Ricostruzione, successivi alla Seconda Guerra, è diventata un esempio felice di urbanistica moderna.
Lo sviluppo di Viterbo come Città Universitaria sembra si sia arrestato; l’appellativo di Città Papale funziona bene per l’economia di Avignone meta di migliaia di visitatori e molto meno per Viterbo – non si sente più parlare dei timidi contatti iniziati negli scorsi anni.
Viterbo è una città di dimensioni ideali con poche decine di migliaia di abitanti che si riesce ad attraversare a piedi agevolmente; se in mezza giornata si deve andare in quattro diversi uffici a Viterbo è possibile. Ha delle sacche di parcheggio, comunque non sufficienti, posizionate in posti strategici: Valle Faul, Fortezze, Via Genova, da dove si può accedere con facilità al centro. La soluzione sarebbe un parcheggio interrato multipiano al “Sacrario”, sarebbe sufficiente rimuovere le rovine della Seconda Guerra
Viterbo è autentica paradossalmente anche grazie alle autovetture, i veicoli perennemente presenti sia parcheggiati che in movimento sono un segno di anacronistica vitalità, di una città che viene “usata” in maniera viscerale: si possono ancora vedere residenti che sotto casa hanno cantine ancora attive, che vendono verdure, che stendono il bucato alla finestra. Molte abitazioni sono ad un primo sguardo fatiscenti non sottoposte ad interventi edilizi da decenni a volte secoli, ciò ha però consentito di conservare il “testo autentico” dell’edificio che spesso viene snaturato quando la città inizia a darsi un “tono” e dove tutto diventa precisino e impeccabile (alcune Regioni confinanti col Lazio) a dimensione di turista.
Dobbiamo decidere se svelare ora la bellezza di Viterbo con scelte coraggiose o aspettare che sia il tempo, ineluttabilmente, a cambiare la realtà attuale.

Arch. Alfredo Giacomini (nella foto)

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One comment on “Piazza San Lorenzo, Piazza del Plebiscito, Piazza San Pellegrino sono i simboli delle città, non possono essere “occupate” a lungo… L”intervento dell’Arch. Giacomini

  1. E’ difficile non essere d’accordo con l’architetto Giacomini e credo,se posso aggiungere, che lo snodo cruciale sia la direzione che la città debba seguire. Sebbene poche, occasioni ce ne sono state ma si sono perse nel vuoto. Uno è il P.L.U.S. che, per quanto criticabile, poteva cambiare qualcosa nell’assetto della città, come il percorso verde arcionello valle Faul. Si è inevitabilmente perso e risulta quasi come collage di interventi che non hanno cambiato molto la città nella sua fruibilità quotidiana. Più recentemente, svuotare dalle auto le piazze del centro è apparsa come “scelta coraggiosa”, a cui però non sono seguiti provvedimenti tali da “riempire” in breve e lungo termine quelle stesse piazze. Il concorso di idee per le piazze, per la parte visibile al pubblico,è apparso più orientato all’arredo urbano che ad una proposta di ampio respiro che consideri gli elementi critici e le straordinarie opportunità offerte dalla città storica. Questi sono solo degli esempi ovviamente che non vogliono condannare le buone intenzioni alla base di tutto ciò ma evidenziare una “miopia” che difficilmente riesce a mettere a fuoco gli obiettivi da perseguire per il futuro della centro e dell’intera città.

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