Percorsi urbani: Via Marconi, l’asse che ricongiungerà il verde?

Le opere edilizie, intraprese dal regime fascista a ritmo serrato in tutta Italia, cambiano anche l’aspetto di Viterbo.
Lo sviluppo della città, elevata a capoluogo di provincia il 2 gennaio 1927, è però compromesso dalla presenza, in posizione centrale, del fosso dell’Urcionio, il quale presenta l’inconveniente di separare l’agglomerato urbano in due distinte parti (i colli della Trinità e di S. Agostino da una parte e il colle di S. Sisto dall’altra) collegate semplicemente dalla “Svolta” (attualmente denominata piazza Verdi) e dallo stretto Ponte Tremoli situato alla fine di via Cairoli e del quale sono ancora visibili due spallette in muratura. Ulteriore inconveniente dell’Urcionio è l’essere diventato una fogna a cielo aperto che raccoglie i liquami di una città sempre più popolata.

L’unico rimedio messo in campo è quello di coprire il fosso e di costruire una nuova via di scorrimento: Via Marconi. Nel 1925 brucia il cinema Margherita che non viene più ricostruito per lasciare spazio all’adiacente Palazzo Santoro; nel 1927 viene demolito il quartiere Cunicchio, a fianco del teatro dell’Unione e si copre parte del fosso dell’Urcionio per ottenere un accesso all’attuale piazza Verdi. Subito dopo arriva il progetto dell’intubamento del torrente, datato febbraio del 1929, dell’ing. Romano Giusti che si preoccupa anche di sistemare, oltre a Via Marconi, anche Piazza del Sacrario. Il 28 novembre 1929 viene approvato il progetto di copertura dell’Urcionio intorno a Ponte Tremoli; i lavori iniziano nel 1932. Nel 1933 vengono acquisite le aree per la costruzione del Palazzo delle Poste e Telegrafi e per l’ingresso degli Uffici comunali su via Littoria. Il 28 ottobre 1934 si delibera il progetto di copertura del fosso da Ponte Tremoli a Piazza Verdi: i lavori terminano il 10 maggio 1936. Nel 1935 si decise di occupare un’area per depositare la terra di riporto dei lavori di sbancamento – a valle dell’ex Ponte Tremoli – per ottenere una piazza di arrivo per via Littoria. Le aree ottenute con la copertura dell’Urcionio ( la strada XXVIII Ottobre – oggi via Fratelli Rosselli-, piazza Verdi, l’odierna via Marconi e la già realizzata via Littoria -attuale via Filippo Ascenzi- vengono occupate da palazzi monumentali: il palazzo del Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa, il palazzo della Banca d’Italia (terminato nel 1947), la sede dell’Ufficio del Genio civile (inaugurato nel 1949) e il palazzo delle Poste e i due edifici dell’INA all’inizio di Vai Marconi realizzati tra il 1937 e il 1938.

Il 29 giugno 1933 l’ing. capo del Genio, Gustavo delle Femine, firma il progetto del Palazzo degli Uffici Statali redatto unitamente all’architetto Priori e agli ingegneri Pizzuti e Germani: il complesso avrebbe dovuto ospitare la R. Intendenza di Finanza, gli Uffici Tasse e Registro, il Catasto, le Ipoteche, l’Ufficio Tecnico di Finanza, il Magazzino Monopoli, l’Ufficio Metrico Pesi e Misure, la caserma della R. Guardia di Finanza, il R. Archivio Notarile e lo stesso Genio Civile, per sorgere in un’area centrale della città compresa tra il fosso Urcionio – in fase di copertura -, Largo Magliatori, Via delle Piagge e Via Cairoli. L’opera sarebbe stata realizzata mediante la demolizione dei fabbricati esistenti e la conseguente costituzione di un vasto spazio destinato alle parate ed alle adunate. Il Genio Civile si attiva per la realizzazione dell’opera condivisa anche dal Podestà Ascenzi che delibera un contributo di lire 200.000 per gli oneri esproprio delle aree e degli edifici da demolire.

L’opera, che avrebbe dato un volto diverso all’attuale centro di Viterbo, non è stata realizzata probabilmente per la resistenza da parte dei privati che si oppongono alla cessione degli immobili. Nel 1935 è lo stesso Ministro dei Lavori Pubblici che suggerisce all’ingegnere capo del Genio Civile di trovare una nuova zona idonea per la realizzazione degli uffici statali.
Piazza Verdi nel 1952 vede ancora subisce ancora un importante intervento con la demolizione di palazzo Monarchi adiacente all’edificio della ex farmacia Montalboldi.
Un intervento, la copertura dell’Urcionio, che ha colmato una spaccatura del centro antico della città che ha però interrotto la continuità del verde che percorreva ininterrottamente l’intero tessuto urbano da Via Genova a Porta Faul. Un tema che potrebbe sicuramente essere sviluppato quando tornerà ad essere l’uomo e l’ambiente al centro delle nostre attenzioni.

Alfredo Giacomini

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