Percorsi urbani: la costruzione di Via Carletti a Porta Romana

Per la costruzione della nuova via Tommaso Carletti si è demolito il convento di San Domenico nel tentativo di valorizzare il nuovo edificio della Casa del Balilla. 
La realizzazione della Casa del Balilla, destinata all’educazione fisica e morale della gioventù, non costituisce il risultato di un programma edilizio unitario, ma è il frutto di un graduale processo aggregativo, che vede dapprima la realizzazione di un corpo di fabbrica come elemento funzionale autonomo e successivamente, in seguito alla crescente richiesta di nuovi ambiti formativi, un ampliamento dotato di una “palestra all’aperto” per le celebrazioni del regime. L’Opera Nazionale Balilla viene istituita nel 1926 e successivamente soppressa e confluita nella Gioventù Italiana del Littorio (GIL) nel 1937. La Casa del Balilla, progettata dall’ing. Rispoli e dall’arch. Bodini, è stata realizzata tra il 1930 ed il 1931. All’inizio la costruzione doveva essere limitata alla realizzazione di una sola ala per ospitare le sale di riunione e gli uffici su un’area limitrofa al convento di San Domenico. I progettisti, però, rilevano che non è possibile ubicare la nuova costruzione in un sito mal collegato con il centro della città. Quindi per ingrandire la sede della Casa Balilla, dotandola anche di una grande palestra, si demolisce il convento, ottenendo cosi uno slargo sopraelevato, su cui si affaccia l’ingresso monumentale dell’edificio, da cui parte una importante strada cittadina (oggi via Tommaso Carletti). Per l’inaugurazione dell’eclettica costruzione, il cui costo complessivo ammonterà a L. 2.300.000, il 5 maggio 1931, arriva a Viterbo Renato Ricci, sottosegretario all’Educazione Nazionale.
Pochi anni dopo, nel 1935, l’ingegnere Giuseppe Rispoli realizza l’edificio residenziale con funzione di fondale di Via Carletti per la Società Anonima Cooperativa Casa dei Mutilati. L’imponente e sobria costruzione, con una corte aperta, occupa un intero isolato a forma triangolare ed è il fulcro di collegamento con Via San Leonardo. L’ingresso è ricavato nella parte smussata dei due bracci che planimetricamente costituiscono l’edificio, lungo la bisettrice, ed è amplificato dalla presenza dei tre aggetti dei balconi.

Alfredo Giacomini

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