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Passaggio a livello Piazzale Gramsci: le Ferrovie non posero il veto, Marini tirasse fuori le carte

Passaggio a livello Piazzale Gramsci: le Ferrovie non posero il veto, Marini tirasse fuori le carte

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In risposta al piccolo dibattito sul nodo di Piazzale Gramsci, per la verità a carattere più formale che sostanziale (visti i problemi che sta vivendo Viterbo, da qualcuno peraltro evidenziati, quali il lento appassire del centro storico [nonostante la pacifica e colorata invasione periodica di Caffeina], la modestia degli interventi programmati sul territorio [vedasi i 17 milioni di Euro per le periferie], ecc. ecc. non sarebbe male, per esempio, che il Consigliere Giulio Marini (ex Sindaco, che oggi ci dice che fu RFI a volere Porta Fiorentina, per così dire, “riabilitata” dal declassamento a favore di Porta Romana) tirasse fuori le carte.

Siamo dell’avviso che le Ferrovie dello Stato, se avessero voluto, avrebbero posto davvero per tempo il veto al trasferimento della “testata del treno Viterbo-Roma”; impedendo subito che tale operazione si compisse. RFI non ci guadagnava, né ci rimetteva nulla a fermarsi a Porta Romana. Contrariamente, avrebbe resistito. Chi conosce come ragionano le Ferrovie, sa benissimo che la loro linea politica è molto “filo governativa” con le esigenze dei luoghi. Qualora davvero fosse dimostrato che furono loro a volere il “ritorno trionfale” di Porta Fiorentina alla sua intensa attività di stazione di testata (sic!), siamo pronti a chiedere scusa a Giulio Marini e “…a coprirci di cenere il capo…” per la scarsa informazione, per la cattiva memoria storica e per la nostra malizia.

Stranamente, però, il duo Marini-Merolli si affrettò, a suo tempo:
– a riaprire, appunto, il passaggio a livello di Piazzale Gramsci;
– a permettere di nuovo l’attraversamento automobilistico di Via Marconi;
– a ripristinare il privilegio dei parcheggi sotto le case nel centro storico.
Fatti dunque, non parole.

Un po’ difficile da credere, dunque, che la decisione di riportare tutto come prima a Porta Fiorentina l’abbia presa FF.S. Anche perché, in quei giorni frenetici, a pochissimo dall’insediamento della consiliatura Marini, il motto era “discontinuità…” voluta dagli stessi che, per l’85%, erano stati consiglieri con il Sindaco Gabbianelli. Una sorta di rappresentazione comica e tragica allo stesso momento.

Non si tratta, ovviamente, di rimpianti, né di toni encomiastici per un “buon governo” che ha, forse, commesso anche errori: il passato è passato. Eppure, per molti, quella stagione lontana – connotata da un efficientismo non a tutti i viterbesi gradito – non è stata affatto dimenticata.
Chissà se qualcuno saprà ereditare quella spinta propulsiva, mai più messa in campo…

Alfredo Passeri

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