Napoli. Suicidio Tiziana Cantone. Precipita la scala dei valori nella gogna mediatica. Il diffuso godere delle disgrazie altrui

Una giovane e bella ragazza si è tolta la vita in un comune di provincia della città partenopea, la Napoli dei  giorni nostri. Tiziana Cantone aveva affidato ai suoi amici le immagini private di qualche suo video hot. La vicenda le è sfuggita di mano, tanto che in breve tempo ha fatto il giro del web nella maniera più scabrosa e peccaminosa possibile. La giovane donna non  ha retto alla gogna mediatica, all’umiliazione subìta, al fango che ha soffocato la sua esistenza. Ora si analizzano le colpe e si cercano i responsabili per induzione al suicidio, ma è tardi e lei non assisterà alla punizione, se mai ce ne sarà una. Tragicamente ci siamo  abituati a vivere sorvegliati da un invisibile occhio mediatico, ci siamo abituati a vivere sorvegliati da sguardi puntati sul buco della serratura delle nostre esistenze, ci siamo abituati a considerare da parte altrui il diritto ad essere sputtanati. Appunto… ci siamo abituati. E’ l’era in cui stiamo considerando la scala dei valori  morali primari, immateriali, inutili, incapaci di tenere a freno la velocità di diffusione delle notizie che ci riguardano. Ricordo un magnifico film intitolato:” Le vite degli altri” dove nella Berlino Est, nel periodo storico e politico che precede di poco la caduta del muro e la successiva riunificazione della Germania, ” La Stasi” (Agenzia dei servizi segreti Russi) controllava, filtrava  e gestiva non solo gli affari politici ma anche quelli civili e personali delle persone. Era il governo stesso a volere tutto ciò, era la storia. Ora, la storia di Tiziana Cantone è tutto questo, purtroppo, una privacy gettata in pasto a sciacalli immorali. Gli psicologi  che si occupano dell’evoluzione della  società, d’altra parte, ci informano  che le persone, soprattutto se appartengono a qualche gruppo, possono esprimere una violenza che moltiplica i tassi di aggressività individuali, se sfuggono al controllo delle coscienze stesse. Ma il piacere per le sventure altrui è già annidato nel cervello dei singoli, in ciascuno di noi, soprattutto in chi vive di  bassa autostima, come confermano ogni giorno i titoli  allarmanti della carta stampata:” Lei stuprata” (le amiche filmano),”Aiutarla? Non ci abbiamo pensato”. I neuroscienziati che  studiano i comportamenti umani hanno lanciato un’allerta: “La gioia in contrapposizione all’avversità crea  l”invidia” e il godere delle disgrazie altrui, questi atteggiamenti sono parenti stretti  di uno dei sette peccati capitali. Apparire senza “essere” o essere solo per apparire genera nell’animo umano un disagio a cui solo una sciarpa legata stretta al collo può regalare non la fama ma…

Maria Grazia Vannini 

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