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“… ma a Viterbo non c’è nulla da fare”: cronache di noia giovanile e di tante  risorse cittadine sprecate

“… ma a Viterbo non c’è nulla da fare”: cronache di noia giovanile e di tante risorse cittadine sprecate

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Due ragazze sedicenni mi hanno confessato, con grande candore, che a Viterbo non c’è niente da fare: nessuna attività intelligente, nessun luogo d’incontro particolarmente adatto a scambiarsi confidenze, opinioni, chiacchiere, battute, ricordi, esperienze, giochi. Non c’è nemmeno una piazza, una strada che le invogli ad incontrarsi e a passare un po’ di tempo libero in piacevole compagnia. Gli adolescenti, le adolescenti preferiscono vedersi a due a due, intraprendere il viaggio di un solo pomeriggio per Roma, e bearsi delle cose affascinati della Capitale, invece di essere sopraffatte dalla noia e dai riti continuamente ripetitivi che si rincorrono a Viterbo. È questa una triste considerazione, ma purtroppo realtà.

 

A volte sembra che i viterbesi non si rendano conto che esistono delle potenzialità così evidenti che è un mistero come non sappiano trarne beneficio. Proviamo ad elencare tali straordinari elementi primari della città, ammesso che aiutino a riflettere:

  • la bellezza della città storica (racchiusa in un perimetro di circa 6 chilometri di Mura medievali, le più integre che esistano);
  • la quiete abitativa, la ridotta conflittualità e litigiosità tra inquilini (con alcune illustri e pesanti eccezioni);
  • gli spazi delle strade e la misura delle piazze a dimensione d’uomo;
  • l’accessibilità, tutto sommato garantita da un buon numero di parcheggi (che permettono, in poco tempo, di raggiungere i Monumenti, i luoghi strategici più importanti e di lavoro);
  • l’accoglienza (con alcuni distinguo sotto elencati);
  • una “certa pulizia” delle strade (anche in questo caso con alcuni difetti);
  • l’efficienza dei servizi, garantita dal contenuto numero di abitanti (circa 62.000 che favorisce la “quasi eliminazione” di code e file per certificati, bollettini postali, operazioni bancarie, ecc.).

 

Tali tratti di qualità sono oggettivi, almeno in parte, e rappresentano le motivazioni che spingono a scegliere Viterbo come propria residenza. Chi scrive, nel 2011, ebbe subito la percezione che tali peculiarità fossero una straordinaria possibilità per “dimenticare per sempre il caos della grande città e la sua l’invivibilità”, nella speranza che questa nuova e diversa “qualità della vita” fosse priva di difetti e ricca di meraviglie. Ma, con l’andare del tempo, in un’ineluttabile progressione, le mancanze e i difetti sono venuti fuori.

 

Detti difetti non cancellano i lati positivi di Viterbo e non scalfiggono ciò che di buono la città offre. Anzi, semmai, pongono chi vive in prima persona la città, cercando di collaborare, di dare il massimo per mettere a disposizione le proprie competenze, di offrire spontaneamente e senza finalità materiali la sua esperienza, in una condizione d’imbarazzo e di una sottile e impalpabile delusione… Se proprio occorre essere ancora più espliciti insomma, non si trovano spiegazioni allo sperpero di risorse che sono lì, sotto gli occhi di tutti e non vengono colte, non trovano allocazione logica e pratica, si disperdono nel “gioco dei reciproci veti” e nella chiusura preconcetta che “…nulla si può (e si deve) modificare…” dello status quo ante.

 

Come tante volte detto da questa stessa testata, lo scontro tra due concezioni della città sta nel “chiuso dei circoli” che la fanno da padroni (si dice, non più di 4 o 5 famiglie, ovvero gruppi di potere che decidono) che “ingessano Viterbo” al suo glorioso isolamento contro chi vede la città, viceversa, lanciata verso la possibilità di rinnovarsi (recupero dei Monumenti del centro, come l’Ospedale Vecchio [solo per fare un esempio], nuovo e diverso modo di abitare, come richiederebbero le recenti “proiezioni” immobiliari da parte degli operatori di settore [un altro esempio]. Il “mondo conservatore” sta lì, senza proporre nulla, lasciando che “…il tempo scorra sempre uguale, sordo a qualsiasi cambiamento…”. Ecco allora la risposta ai punti precedenti, la mancata soluzione ai problemi posti dai giovani e giovanissimi che “cambiano aria”, scappano da Viterbo, cercano disperatamente nuove e diverse emozioni, stufi di sentire sempre la stessa musica noiosa. Ecco che si disperdono al vento le possibilità di costruire una “vera città del termalismo” (sempre per i veti incrociati di chi ha paura gli venga sottratta una fetta di mercato, incapace di capire che, mai come a Viterbo, ci sarebbe spazio per tutti, per almeno 4, 5, 6 impianti termali di livello eccelso e impareggiabile al confronto con quelli presenti in Italia!). Ecco che l’accoglienza non riesce a diventare “sistema”, ma è d’appannaggio degli isolati, magnifici, coraggiosi imprenditori che hanno creduto in questa città e che svolgono il loro lavoro afflitti da mille vessazioni (vedi l’invivibilità notturna, per colpa di un ristrettissimo gruppo di persone fuori controllo).

 

Noi amiamo Viterbo, l’abbiamo scelta. Vorremmo che qualcosa, solo qualcosa, cambiasse. Per dare un segnale positivo e propositivo ai giovani, affinché sospendano la loro fuga verso altre città, illusoriamente migliori della nostra. E non vale l’adagio che si sente in giro: “Signori, questa è la provincia!”. Lo abbiamo detto più volte, questa affermazione non regge, perché, non molto lontano da Viterbo, una certa “rinascita” è in atto. Nella vicina Umbria [tanto per fare un ulteriore esempio] si stanno organizzando per il loro futuro green

Alfredo Passeri 

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