Libri, la recensione: Cinema e Architettura visti da Ghisi Grütter

«I veri viaggiatori possono trovare l’avventura anche nel proprio giardino di casa. A volte non è “pratico” prendere un aereo e andare in un altro paese, ma se si aprono gli occhi ci sono tante gemme nascoste a portata di mano…».

 

Questa frase rubata si addice perfettamente alle molte attività di Ghisi Grütter (nella foto): architetto, insegnante, esperta della rappresentazione, critica cinematografica e altro ancora. Le sue recensioni dei film, per esempio, sono proprio “…a portata di mano…”; ma non tutti, come lei, le sanno cogliere fino in fondo. Perché ci vuole metodo, applicazione, passione e partecipazione per elaborare una critica di un film appena visto e condiviso con le amiche, o anche in perfetta solitudine riflessiva.

Dal mio osservatorio viterbese di provincia, considero il lavoro di Ghisi non solo straordinario, ma anche essenziale: per capire l’arte e le persone, per sondare l’attualità ed il futuro. Viterbo che è circuito iniziale e di “test” sul gradimento dei film appena prodotti e completati, rappresenta, di fatto e da sempre, un banco di prova… Per questo la Provincia (e Viterbo per prima) merita di essere presa in considerazione per gli effetti che può produrre e per i risultati d’indagini campionarie che fanno opinione e tendenza.

 

Il Cinema – come diceva Lino Micciché, grande e compianto filmofilo d’eccezione – non può fare a meno di tre condizioni che connotano Architettura e Cinema: la Funzione Archivistica (immagini d’epoca, documenti…), la Funzione Sinergica (ricostruzioni ambientali in studio, scenografie…), la Funzione Primaria (quando l’architettura e l’urbanistica siano chiamate a progettare sale cinematografiche, quartieri cinematografici…). Ed allora, per la Grütter, questo vocazionale e prioritario binomio Architettura-Cinema, nella sua vita di architetto (che lei mette avanti a tutto, come noi, d’altronde, che in tale veste la conosciamo) diventa un vero lavoro intellettuale e colto.

Le due raccolte che testimoniano le attenzioni dell’Autrice sono: «Al cinema con l’architetto. Film visti e commentati da Ghisi Grütter» (2016) e il recentissimo «Al cinema con l’architetto. Volume due Ghisi Grütter» (2017), ambedue Editore TIMIA. Traspare nelle narrazioni dell’Autrice il senso intimo della felicità di raccontare, capace di rivelare la condizione della società, il suo stato di salute o di crisi, le complesse trasformazioni della soggettività, non necessariamente positive, che avvengono sotto i nostri occhi (D’Andrea-Donaggio-Pulcini-Turanturi). Un compito didascalico quello della recensione della Grütter, oserei dire alla maniera di Roberto Rossellini che, quasi alla conclusione della sua vita, scelse di dedicarsi alle ricostruzioni storiche, invece di produrre film che potevano “stancare”. «Di fatto la realtà non è mai accessibile se non nella forma codificata da un’interpretazione collettiva, a cui si aggiunge un’interpretazione personale… Nel mondo antico la realtà era descritta dal mito, nel medioevo dalla visione religiosa, nell’era moderna dalla scienza, e oggi dalla tecnica… ci è consentito dire che gli uomini non hanno mai conosciuto la realtà, ma solo la sua interpretazione: prima mitica, poi religiosa, poi scientifica e ora tecnica» (Galimberti). Ben si addice tale complessa riflessione alle note periodiche proposte dall’Autrice: nessuna ambizione di tratteggiare la realtà, solo di darne una decodificazione personale.

 

Quanto ci sarebbe da dire e da approfondire su Cinema e Architettura! Impossibile in un breve scritto, che intende semplicemente testimoniare del lavoro paziente dell’Autrice, che intende aprire una finestra sulle “cronache di un Medioevo prossimo” (per dirla alla Giovanni Arpino) e che, per la verità, a noi sembra, sia già qui e ci consegni alla “mediocrazia” imperante della contemporaneità. Ecco perché le recensioni periodiche della Grütter, che ci giungono ogni fine settimana nella posta elettronica, sono una manna. Per sconfiggere la noia, per aprire altre finestre, forse per chiuderne delle altre ancora, definitivamente.

Come si noterà, ho accuratamente evitato di parlare delle recensioni dei film: non ne sarei capace. Preferisco restare tra gli spettatori, come facevo un tempo, nei cineforum che frequentavo assiduamente negli anni Sessanta e Settanta, o al cinema “del grande schermo” che frequentavo praticamente tutti i giorni la sera (non c’era altro, e la televisione non era quella “rapace, incantatrice e aggressiva” di oggi, fatti salvi alcuni barbosi programmi culturali e politici che, attualmente, rivalutiamo ma che allora erano da considerarsi “per vecchi”).

Secondo il mio parere il Cinema è un parente stretto dell’Architettura. Ma così intimo che non si capisce chi sia il “padre”, chi sia il “figlio”…

 

Alfredo Passeri

 

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