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Liberi e uguali, la sinistra italiana dal tocco “labour”

Liberi e uguali, la sinistra italiana dal tocco “labour”

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Se Matteo Renzi annuncia di voler abolire il canone tv, Pietro Grasso (nella foto) punta più in alto: “Aboliamo le rette universitarie. Costa 1,6 miliardi: è un decimo dei 16 miliardi che sono lo spreco di sussidi dannosi all’ambiente. Altri aboliscono le tasse, noi aboliamo il precariato. Ma le tutele non servono a nulla se non c’è il lavoro”. L’impegno solenne è stato preso all’assemblea programmatica di Liberi e uguali, svoltasi domenica all’Hotel Ergife di Roma. Spiega il leader della nuova lista elettorale: “Avere un’università gratuita, come avviene già in Germania e tanti altri Paesi europei, significa credere davvero nei giovani, non a parole ma con fatti concreti. Dare a tutti la possibilità di studiare, mettere in moto la genialità e le intelligenze significa rendere l’Italia più competitiva”.

Grasso ha dato così un tocco socialdemocratico al suo discorso, come lo slogan scelto per la giornata – forse sarà utilizzato nella campagna elettorale – che ha il copyright del Labour party di Jeremy Corbin, un leader che ha resistito nel suo partito pure quando a dominarlo era Tony Blair: “Per i molti, non per i pochi”. Lo sforzo sembra quello di uscire dal minoritarismo che imbriglia molte componenti della sinistra italiana e dai sondaggi che danno il 6 o 7 per cento a Liberi e uguali. Relazione introduttiva per questo affidata a Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente, volto nuovo della politica, che ha rotto gli ormeggi che legavano lo storico raggruppamento ambientalista al Pd accettando il ruolo di coordinatrice della campagna elettorale di Liberi e uguali. “Lotteremo per i molti, non per i pochi. Il nostro impegno non finirà il 4 marzo, abbiamo un progetto molto più ambizioso”, avverte Grasso che riscopre un’insperata vocazione di governo: “Ci aspettano settimane di intensissimo lavoro: è solo l’inizio per cambiare l’Italia, per dare una svolta. Siamo eredi degli uomini e delle donne che settant’anni fa ci liberarono dal fascismo dandoci la libertà, siamo orgogliosi di credere nella democrazia parlamentare e pronti a lottare fino in fondo per realizzare i principi della costituzione”.

Il presidente del Senato usa toni pacati, allusive e non dirette polemiche con il Pd, anche se per le regionali per ora c’è uno spiraglio di accordo solo nel Lazio di Nicola Zingaretti (in Lombardia si rischiano tre liste concorrenti: Pd con il candidato Giorgio Gori, Liberi e uguali, Potere al popolo). Sul dopo voto, è generico: “Di alleanze si parlerà dopo il 4 marzo, saremo aperti e inclusivi per tutti quelli che la pensano come noi. A chi guardiamo? Io guardo avanti”.

Ricucire con il Pd senza Renzi, probabile sconfitto delle elezioni del 4 marzo, o tentare l’approccio con i 5 Stelle è il bivio per evitare governi di larghe intese, forse tema che può dividere gli ex Pd di Mdp (Bersani, D’Alema) da Sinistra italiana più sensibile alle sirene pentastellari. Grasso dà il senso della difficoltà dell’impresa: “Le sfide più difficili, quelle che appaiono impossibili, possono essere vinte con coraggio, pazienza e lavoro di squadra. Facciamo squadra: sarò il vostro caposquadra”.

Laura Boldrini, altra star di Liberi e uguali, prova a chiarire con nettezza la vocazione per lei non minoritaria di questa lista: “Noi non faremo una campagna ‘contro’ perché non funzionerebbe e faremmo un torto a noi stessi se pensassimo che basta parlare male degli altri per avere consenso”. Per la presidente della Camera i 5 Stelle non sono granché affidabili “Il programma non è un elenco indistinto di cose da fare, ma l’identità di una forza politica. Di promesse campate in aria ce ne sono tante. Gli italiani non sono sprovveduti e sanno capire la differenza tra chi la spara grossa e chi cerca voti ma per realizzare qualcosa di concreto”.

Sul tema del dopo elezioni, sfumature diverse tra i leader di Liberi e uguali. Nicola Fratoianni non crede possibile (e augurabile) un nuovo centrosinistra con o senza Renzi. Pierluigi Bersani pone al centro di possibili alleanze “i temi del welfare, a iniziare dal lavoro e dai suoi diritti”. Pippo Civati e Roberto Speranza battono un unico tasto: “Siamo alternativi al Pd”. Massimo D’Alema era in viaggio in Iran.

Aldo Garzia

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